Qual è l’Università più adatta per fare carriera e guadagnare di più?

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Al Sud, checché se ne pensi e dica, ci sono ottime università – e Catania è certamente la prima tra queste – ma minori opportunità di lavoro.
Perciò chi sceglie di restare ha più difficoltà a collocarsi in un mercato fermo e chi può si sposta al Nord per trovare migliori opportunità, se non addirittura all’estero.

Questo dice, piuttosto chiaramente, l’ultimo rapporto di Almalaurea, il consorzio che raggruppa 64 università italiane che rappresentano l’80% degli studenti, riguardo all’ingresso degli studenti nel mondo del lavoro e alla loro retribuzione.

Il report consente di fare un confronto sia per atenei che per corsi, scoprendo per esempio che Il Politecnico di Milano (ma danno buoni esiti anche quello di Torino e di Bari) vince nel settore scientifico-tecnologico. Male invece Cagliari, Catanzaro, Reggio Calabria, Messina: chi si laurea qui, sconta spesso tempi più lunghi per entrare nel mercato del lavoro e parte con una retribuzione di 3-400 euro sotto la media.
Analizzando le sei aree disciplinari prevalenti (Architettura, Economia, Giurisprudenza, Ingegneria, Lettere, Medicina), a un anno e a cinque anni dal titolo, si scoprono dettagli maggiori.

Nella classifica di Architettura a 1 anno dalla laurea Catania è sopra la media nazionale, come capacità di occupazione dei propri studenti: il 58,3% lavorano, pur con un guadagno mensile medio di soli 806 euro, a fronte di una media nazionale del 57,1% con un guadagno mensile medio di 827 euro. Ma nella classifica di Architettura a 5 anni dalla laurea, Catania vede occupati solo il 75% dei propri studenti, a fronte di una media nazionale dell’86,4%.

Ecco i dati nel dettaglio, facoltà per facoltà:

Scendendo nel dettaglio della realtà catanese, i dati del 2013 sugli ex studenti ad un anno dalla laurea (un campione indagato di 7256 ragazzi), si scopre che 2203 hanno un impiego, ma che nel 40% dei casi lavorava già prima della laurea e ha continuato a fare il lavoro di prima, con un guadagno che in tutti i casi supera di poco gli 800 euro. Ecco qualche dato in più sull’Ateneo di Catania, sempre dal report di Almalaurea:

L’analisi di Almalaurea, che ha coinvolto 450mila laureati post riforma sottolinea però che la laurea continua a rappresentare un forte investimento contro la disoccupazione: se tra gli under 29 gli inoccupati italiani sono oltre il 28%, i laureati presentano un tasso d’impiego di 13 punti percentuali maggiore rispetto ai diplomati e retribuzioni superiori del 48%.
E a cinque anni dalla laurea, una qualunque, l’occupazione è per tutti vicina al 90%. Ma, come ha sottolineato l’Ocse, l’Italia si trova negli ultimi posti per quota di laureati (11% tra i 55-65enni e 21% tra i 25-35enni), con una fetta di giovani diciannovenni che si iscrive a programmi di studio universitari, inferiore al 30%.