Com’è andata la Missione comisana geo-paleontologica

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Si è conclusa la Missione geo-paleontologica compiuta nello scorso mese di ottobre da una équipe di ricercatori coordinata dal Dott. Gianni Insacco, Conservatore scientifico del Museo Civico di Storia Naturale di Comiso presso Palazzo Adriano, in provincia di Palermo, finalizzata alla studio delle rocce e dei resti fossili contenuti del Paleozoico, datati al Permiano medio-superiore (280-260 milioni di anni) presenti all’interno della Riserva Naturale Orientata del “Monti di Palazzo Adriano e Valle del Sosio”.

Ecco il resoconto nel comunicato del Comune di Comiso:

La missione è stata possibile grazie all’autorizzazione e coinvolgimento del personale dell’Azienda Foreste Demaniali-Servizio Gestione Aree Protette, nonché dai ricercatori, naturalisti e geologi collaboratori del museo quali: Agatino Reitano, Filippo Spadola e Franco Cavallaro e dall’Associazione Ulixes Onlus di cui fanno parte Mario Dipasquale, Rosario Occhipinti e Lorenzo Zurla.
“Nell’area presa in esame, sono presenti degli affioramenti rocciosi di grande interesse geologico e paleontologico, noti per la scienza, con il nome generico di ‘formazione del permiano del Sosio'”, spiega Gianni Insacco.

Un raro Trilobite fossile di pochi millimetri Studiosi durante la ricerca
“Si tratta di cinque spuntoni calcarei che, a partire dalla fine dell’800, hanno attratto numerosi geologi provenienti da tutto il mondo per l’esclusiva paleo-fauna presente. Si tratta di fossili marini appartenenti a svariati gruppi, perlopiù faunistici (spugne, tunicati, coralli, foraminiferi, molluschi, crostacei, echinodermi, briozoi, trilobiti, etc.), in gran parte caratterizzanti ambienti di scogliera, giunti a noi, in un eccezionale stato di conservazione, dopo lunghi e complessi fenomeni di sedimentazione e di litificazione.

Fu il paleontologo catanese Gaetano Giorgio Gemmellaro, all’epoca professore di geologia all’università di Palermo, a dare comunicazione di quei mirabili fossili, nel periodo 1887-99. I suoi studi in quest’area, nel giro di poco tempo, portarono sul territorio di Palazzo Adriano, studiosi e ricercatori di fossili che contribuirono ad arricchire le collezioni paleontologiche di svariati musei internazionali, purtroppo, a danno degli affioramenti rocciosi stessi che li contenevano, in alcuni casi quasi completamente demoliti dall’uso di esplosivo. Molti sono gli scienziati che si sono cimentati nello studio dei particolari fossili del Sosio (Di Stefano, 1914; Di Gregorio 1915-30; Fabiani, 1925-26; Merla, 1928; Parona, 1929-33; Ruiz, 1930; Silvestri, 1932-33; Yakovlev, 1933-38; Fabiani & Ruiz, 1933; Miller, 1933; Greco 1934-1946; Gheyselinck, 1937; Yakovlev & Faas, 1938; Cipolla, 1952; Montanaro Gallitelli, 1952-1961; Ruggieri, 1959; Aleotti, Dieci & Russo, 1986)”.

“Allo stato attuale delle conoscenze” conclude Insacco: “tanto è stato fatto, anche in tempi recenti, soprattutto da studiosi e ricercatori dell’università di Palermo, ma ancora incomplete risultano le conoscenze a riguardo di certi gruppi (crostacei, echinodermi, molluschi, ecc…), così come indefinibili risultano la quantità e l’ubicazione di fossili di Palazzo Adriano, conservati in giro per il mondo e mai studiati.
Gli affioramenti rocciosi, per fortuna oggi risultano protetti, poiché sono inseriti all’interno della Riserva Naturale Orientata dei Monti di Palazzo Adriano e della Valle del Sosio, gestita dal Dipartimento Regionale Azienda Foreste Demaniali, ma risultano oggetto di una lenta demolizione ad opera della natura.
I campioni geo-paleontologici recuperati sono attualmente in fase di difficile e accurato studio e, dai risultati che si otterranno, verranno pubblicati su riviste scientifiche internazionali dando così un contributo significativo alla conoscenza del Paleozoico siciliano e al materiale fossile esposto presso il Museo di Comiso”.