Sul cimitero dei barconi dei migranti di Pozzallo

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Non so a voi, ma a me queste immagini danno una certa vertigine.

Le ha girate Youreporter.it, riprendendo l’angolo del porto di Pozzallo, dove sono accatastate alcune (delle tantissime) “carrette del mare”: i famigerati barconi con cui i migranti cercano di raggiungere le acque territoriali italiane.

Immagini nude e crude: senza audio, corpi, volti e persone.
Ma ugualmente forti. Che testimoniano bene la gravità delle storie (e dei drammi) che da esse trasudano: giubbotti di salvataggio per terra, scarpe, bottiglie d’acqua, indumenti.

Queste immagini mi è capitato di vederle (e metterle, inevitabilmente, a confronto) nel giorno in cui una piazza di Roma si è riempita di gente (il popolo della Lega; i sostenitori di Matteo Salvini – che tanto piace anche a qualche siciliano; quelli di Fratelli d’Italia e la destra di Casa Pound) per protestare contro il governo Renzi e (tra le altre cose: la legge Fornero, l’euro e l’Europa, l’Islam, le tasse, lo Stato “strozzino”) l’immigrazione.

Dal confronto tra i due film, mi viene da pensare a quanto poco c’entri lo spicciolo, facile, corto e populistico pensiero di certi politici con la storia vissuta (anzi, subita) dai migranti pigiati su quei barconi, ora abbandonati.
Di contro, mi viene da pensare a quanto l’enormità del dramma dei migranti sovrasti, e di molto, qualunque intenzione della speculazione e degli slogan politici.

Queste barche vuote raccontano (se ce ne fosse ancora bisogno) di un cataclisma umanitario capace di cambiare la storia e la geografia. Stanno a significare un flusso di gente che nessuno slogan di Salvini (e nessuna piazza rabbiosa) potrà fermare o evitare. Un esodo di gente (di volti, di storie, di disperazioni), gonfio di conseguenze funeste (specie per chi migra) e causa di un inevitabile confronto tra culture, norme, usanze, religioni, modi di vedere e intendere la vita. Ma anche foriero di vitalità, novità e cambiamento.

Dire che questi disperati vanno “aiutati a casa loro” è uno slogan troppo facile, se gridato dal palco di una piazza o pronunciato al microfono di una radio.
Dire che già prima della loro partenza si debba distinguere chi tra i fuggiaschi sia degno di ricevere ospitalità come rifugiato politico è un’affermazione tanto irrealizzabile quanto furba. Dire che questi barconi vanno soccorsi e poi lasciati andare sembra una terribile burla più che un programma politico.

Ed è una “battuta” irrispettosa nei confronti del carico drammatico che i barconi di Pozzallo si sono portati appresso.