Banda dedita ai furti di rame sgominata dalla Polizia: 8 gli arresti eseguiti

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Uno scontrino ed un paio di guanti lasciati inavvertitamente sul luogo di un furto hanno dato il via alle indagini che in sei mesi hanno portato a disarticolare un’associazione criminale dedita ai furti di rame, ma che non disdegnava altri tipi di colpi, soprattutto all’interno delle aziende agricole e che non esitava anche a sgozzare animali di tutti i tipi con estrema crudeltà, quasi per gioco.

Undici le ordinanze di custodia cautelare emesse di cui 8 eseguite, più una denuncia da parte della polizia, che tramite la procura ha chiesto ed ottenuto anche l’aggravante dell’associazione a delinquere. I dettagli dell’operazione, denominata “Alta tensione 2” sono stati illustrati stamani, nella sala Filippo Raciti della Questura dal procuratore Carmelo Petralia, insieme al sostituto Valentina Botti, al questore Giuseppe Gammino, ai dirigenti della squadra mobile e del commissariato di Comiso Antonino Ciavola e Emanuele Giunta ed ai vertici dell’Enel sicurezza.

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I danni subiti dall’Enel sono di milioni di euro, così come gravi ed ingenti danni sono stati arrecati alle aziende agricole e zootecniche iblee. L’indagine ha permesso non solo di appurare le loro responsabilità, ma anche di prevenire decine di furti già programmati.

Grazie all’operazioni “Alta Tensione 1 e 2” i furti ai danni di Enel da gennaio a maggio del 2014 allo stesso periodo di quest’anno sono passati da 180 a 28.

L’organizzazione aveva trovato la sua base operativa nei dintorni di Comiso ma con ramificazioni in tutta la provincia di Ragusa e nelle città di Catania e Messina. Un gruppo perfettamente organizzato ed ognuno aveva specifici compiti: l’uomo esperto nel taglio dei cavi dell’alta tensione, l’autista che accompagnava i malviventi sul posto del furto, gli addetti al recupero dei cavi tagliati – che dovevano essere sapientemente arrotolati per essere riposti successivamente nell’auto – ed infine il ricettatore che provvedeva, quando non vi era la possibilità di trasferire la merce in altre sedi, a smerciare l’oro rosso in zona.

Cogliere sul fatto un ladro di rame è sempre molto difficile. L’organizzazione, infatti, prevedeva che le azioni criminose avvenissero durante la notte, intorno alle ore 22:00 sino al massimo alle ore 03:00 circa; il recupero degli autori dei furti doveva avvenire quindi a notte inoltrata allorquando era stata portata a compimento l’azione delittuosa.

La svolta alle indagini è avvenuta a fine luglio quando, durante un’operazione della Polizia di Stato che ha portato ad un grosso sequestro di rame, gli investigatori hanno rivenuto un banale scontrino fiscale ed un paio di guanti da lavoro.

Da questo piccolo dettaglio è stata fatta una ricerca di tutti i rivenditori di quella tipologia di guanti e successivamente un confronto dei clienti ottenuto grazie agli impianti di videosorveglianza. Questa attività ha fatto concentrare gli investigatori sugli acquirenti di quella tipologia di guanti. Uno dei clienti era un rumeno pregiudicato per reati specifici, quindi è stato possibile risalire a tutti i membri dell’associazione grazie alla sua piccola distrazione. Agli investigatori della Polizia di Stato basta un piccolo errore per poter scardinare poi intere associazioni criminali.

Da quel momento in poi, ogni passo degli indagati era monitorato dalla Polizia, grazie anche al prezioso contributo messo in campo dall’Enel che ha fornito ogni tecnologia per poter controllare gli odierni arrestati e soprattutto le linee di conduzione dell’energia elettrica oggetto di furti.

Le indagini hanno permesso di accertare che i soggetti, tutti di etnia rumena con la partecipazione di qualche italiano ricettatore, pianificavano attentamente i furti effettuando precisi sopralluoghi delle zone ove agire; l’interesse principale era dedicato alle campate dell’alta tensione (definite in linguaggio criptico, secondo quanto emerso nelle intercettazioni, “alberi da tagliare”) e l’occhio esperto dell’addetto al taglio era in grado di definire con un rapido accertamento se si trattava di rame ovvero di alluminio (elemento quest’ultimo utilizzato dal gestore dell’energia elettrica in sostituzione dei cavi di rame oggetto di furti).

La pianificazione del furto da effettuare avveniva presso diversi luoghi di ritrovo degli associati, da loro cambiati frequentemente per non permetter alla Polizia di essere scoperti.

Organizzato il furto, tutti gli autori (di norma 4/5 persone per volta) partivano in direzione del luogo accompagnati dall’autista, che dopo averli lasciati si allontanava dalla zona.

Finita l’azione, con un semplice messaggio o uno squillo ricevuto, l’autista del gruppo, che nel frattempo era rientrato a casa in maniera tale che non vi fosse alcun mezzo lasciato in zone ove poteva essere notato, raggiungeva il posto convenuto per il ritiro del materiale, a volte anche a distanza di chilometri dal luogo in cui aveva lasciato i complici, e con l’aiuto dei “manovali” provvedeva a caricare il rame in auto pronto per la consegna.

Quasi sempre l’autista non prelevava i complici, ma dava un passaggio solo “all’esperto al taglio” lasciando sul posto i manovali che rientravano per la maggior parte dei casi a piedi o con altri mezzi presso le loro abitazioni.

Erano anche previsti dei piani di fuga e, quando i ladri presumevano di aver visto movimenti sospetti o di polizia, provvedevano a rimanere sul posto fino a cessato pericolo, anche per una notte intera.

Durante le indagini svolte dagli uomini della polizia di stato, esperite con attività tecniche, ma anche con i tradizionali appostamenti, sono stati riscontrati, accertati e verificati ben 15 furti di cavi rame ENEL (per un totale di 5000 chili di rame rinvenuto e sequestrato), tutti commessi tra luglio a novembre 2014; 4 i reati di ricettazione contestati, 3 furti di nuove autovetture ai danni di un concessionario, decine di mezzi agricoli e strumenti per la lavorazione della terra, attrezzi per carpenteria, migliaia di litri di gasolio, decine di animali uccisi e macellati per commettere il furto delle carni, 5 furti in abitazione, migliaia metri di cavi elettrici di proprietà di diverse aziende agricole della provincia di Ragusa.

Inoltre diversi i furti sventati ai danni delle aziende agricole e zootecniche, difatti grazie all’attività d’indagine è stato possibile scongiurare tanti furti con specifici controlli preventivi sugli odierni arrestati. In alcuni casi sono state prese di mira anche abitazioni private che la Polizia di Stato ha protetto per scongiurare il pericolo.

Il danno che è stato lamentato da parte dell’Enel nelle denunce presentate è stato stimato in diversi milioni di euro, solo per i furti che sono stati riscontrati a dispetto di decine di migliaia di euro di guadagno per l’associazione criminale oggi disarticolata. L’Enel al fine di creare meno disagi possibili ai clienti che indirettamente hanno subito ingenti danni, ha speso ogni risorsa per ripristinare quanto fatto dai sodali dell’associazione, riuscendo in breve tempo ad alleviare le pene degli imprenditori iblei ed utenti privati.