La Sicilia è irredimibile? Buttanissima? Semplicemente non governata

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Per Leonardo Sciascia era irredimibile, per Pietrangelo Buttafuoco è buttanissima, per Fiorello è ‘una fimmina lassata’ ma la Sicilia di oggi è semplicemente non governata.

Non c’è ricetta che tenga, analisi attenta e lucida che non porta ad un’amara conclusione. La Sicilia oggi è travolta da un destino amaro che non le fa vedere la luce perché bloccata nella spesa, nell’indecisione governativa, nei ‘flop’ legislativi, nell’estenuante (e inutile) braccio di ferro col Governo, paradossalmente a guida Pd. Si può continuare così in uno sfinimento collettivo che ‘ingessa’ l’Isola nonostante le sue pulsazioni vitali? Una Sicilia sempre più a due facce: da un lato quella amata e apprezzata dagli stranieri per la sua cultura, le sue attrazioni turistiche, la sua eccellente enogastronomia, il clima, il sole, il calore della gente e l’elenco sarebbe davvero lungo; e dall’altro per il suo atavico ‘gap’ infrastrutturale, le autostrade che crollano, il default della Regione, l’emergenza sociale per il lavoro.

Sono atterrito dalle fotografie che scatta l’Istat sulla Sicilia, istantanee che non danno speranza. La disoccupazione giovanile che cresce vertiginosamente rispetto alle altre Regioni, l’emigrazione intellettuale siciliana che è superiore all’immigrazione straniera, l’impossibilità di realizzare opere pubbliche in tempi europei, l’incapacità di spesa dei fondi dell’Unione Europea, le riforme istituzionali bloccate e quando vengono varate finiscono nella ‘tagliola’ dell’impugnativa dello Stato. Una per tutte. La riforma delle ex Province è stata affondata, dopo tre anni di attesa, per volontà del Governo Renzi che l’ha giudicata incostituzionale in almeno due punti: la mancata previsione del voto ponderato per l’elezione del nuovo presidente del Libero Consorzio Comunale tra i comuni di 5 mila abitanti e uno più grosso e la giunta elettiva. Ma altre incongruenze costituzionali ci sarebbero: a cominciare dalla ineleggibilità di un sindaco che si trova negli ultimi 18 mesi del suo mandato. Ma al di là delle norme incostituzionali c’è un dato di fatto che conferma il concetto ‘sciasciano’ dell’irredimibilità sul piano legislativo. Una riforma strombazzata per innovativa e battezzata come antesignana anche in diretta Tv (Giletti ma quante colpe hai…?) resta aperta da tre anni e mai chiusa col risultato di aver ‘cancellato’ gli enti locali di area vasta seppure sono ancora vivi e vegeti perché mantengono funzioni e competenze. Una situazione kafkiana: le ex Province ci sono ma non hanno i trasferimenti necessari per assicurare servizi indispensabili e, paradossalmente, se ne ricorda pure lo Stato che prevede per loro prelievi forzosi a monte che li portano diritti diritti al default.

Di fronte a questa situazione cosa fa la Regione siciliana? Decide di non decidere, di non governare. L’apparato della Regione non risponde, reggendosi su schemi arrugginiti; il Governo non batte un colpo alle prese col solito rimpasto e così la Sicilia affoga nelle sue indecisioni, nel suo infinito temporeggiamento. Uno spiraglio non si intravvede, l’atavica e fatalistica rassegnazione dei siciliani fa capolino e rende tutto normale e fisiologico. Ma quanto può durare ancora questo andazzo? Vogliamo una Sicilia desertificata, abbandonata e ‘commissariata’? Crocetta dica basta. Ha senso l’ingessamento di questa situazione che si trasforma in un devastante immobilismo. Se il Governatore non sa uscire dall’angolo in cui si è cacciato, tocca al segretario del Pd Matteo Renzi dire basta. La risposta non potrà essere ritorsiva (‘non mantieni i patti, non fai le riforme allora ti metto a secco’) ma esclusivamente politica. Non c’è in gioco il destino di un governatore, la carriera di 90 deputati, ma il futuro di un popolo.