Utero in affitto per salvare la casa dall’asta: il gesto estremo di una giovane ragusana

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Immagine tratta dal web

Una donna di Ragusa, viste le difficoltà economiche della famiglia ha, di comune accordo col marito, deciso provocatoriamente di mettere il proprio utero in affitto per poter pagare il mutuo della casa, prima che la banca possa pignorarla.
La vicenda è stata denunciata da Mariano Ferro,  leader del Movimento dei Forconi, particolarmente impegnato nella lotta contro i pignoramenti  che stanno avvenendo nella provincia di Ragusa.

Il racconto del Movimento del Forconi. 

Lei è una giovane donna di trentasette anni del Ragusano, due bambini di tredici e dieci anni, il marito aveva seguito il padre che non c’è più nel lavoro delle serre, è l’unico lavoro che sanno fare e lo fanno anche bene, ma il reddito non gli consente di pagare già da tempo un piccolo mutuo che gli era servito per ristrutturare casa. Il cuore in gola e gli occhi rossi dal pianto mentre parla ma è decisa Maria (il nome è ovviamente di fantasia), ha deciso di rendersi disponibile. Il marito sembra quasi subire questa amara decisione della moglie di affittare l’utero, pur di riuscire a bloccare la procedura esecutiva che tra poco vedrà la sua casa andare all’asta al Tribunale di Ragusa. 

Prima si vendevano i reni oggi affittiamo l’utero. Chissà quante coppie senza figli aspettano di averne uno, dateci una mano, di voi ci fidiamo, siamo pronti a partire per dove vogliono loro, pur di restare nell’anonimato, io sono pronta, andrò con mio marito, voglio affittare il mio utero, lo faccio per i miei figli. Non abbiamo altre scelte, siamo costretti, l’Italia ci ha portato a questa soluzione. Mio padre mi elencava sempre le cose che nella vita non si devono mai fare e purtroppo sono quelle che oggi sono rimaste come l’unica alternativa possibile: rubare, fare i furbi, trovare scappatoie illegali o affiliarsi alla mafia, fare i lavoratori onesti non ti fa più vivere. 

In quegli occhi gonfi dalle lacrime di quella giovane madre c’è tutta la rabbia di una persona ferita a morte ed abbandonata dallo stato. Non siamo d’accordo con la loro decisione, non siamo d’accordo sulle soluzioni ma comprendiamo la loro disperazione che è poi quella di tanti, ci riproveremo con calma a fargli cambiare idea ma siamo convinti che lo farà Ci ha chiesto Maria di raccontare quanto ci ha detto, noi lo facciamo. Che ci crediate o no, che vi piaccia o no, questo è il mondo di oggi, questa è la Sicilia di oggi”.