Nasce a Ragusa il primo punto di riferimento per omosessuali credenti

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Anna Battaglia

“Dal Dio pensato al Dio vissuto. Per rendere concreta l’accoglienza delle persone omosessuali”. È il tema dell’incontro che si terrà sabato 21 aprile, alle ore 17, nel saloncino del Centro sociale ‘Gesuiti’ di Ragusa, in via del Sacro Cuore, 46. È previsto un dialogo con Eduardo Savarese, autore del libro ‘Lettera di un omosessuale alla Chiesa di Roma’. L’incontro è stato pensato per avviare un’esperienza: un punto di riferimento per persone omosessuali credenti, per i loro genitori e per quanti hanno voglia di creare un dialogo a Ragusa. L’idea parte da Agedo, l’associazione di genitori e amici di persone omosessuali, ed è aperta a tutto il territorio.

“Nei locali dei Gesuiti, che padre Cesare ci ha messo a disposizione, e che condividiamo con altre associazioni della città, vogliamo provarci: è un segno. È un ponte contro i muri degli stereotipi, dei pregiudizi e delle reciproche ‘condanne’. Nella dimensione dell’ascolto reciproco, – spiegano i promotori di questo cammino – vogliamo provare a far venire alla luce questa occasione di crescita anche comunitaria”.

La riflessione di Anna Battaglia, referente di Agedo Ragusa, aiuta a capire da dove nasce questa esigenza: “Mi sono chiesta perché per me è importante tentare di creare a Ragusa un punto di riferimento per persone omosessuali credenti e ho trovato la risposta nella mia esperienza di genitore credente di un figlio omosessuale: la mia difficoltà maggiore e forse l’unica difficoltà è stata conciliarmi con la Chiesa di Roma, ed è un cammino che tuttora faccio. Come mantenere la fede? Come continuare a sentirmi parte della Chiesa nonostante i divieti verso le persone omosessuali, come non lasciarmi ferire quando mi veniva detto che mio figlio non poteva essere un dono di Dio perché l’omosessualità è da considerare un abominio? Come dare ascolto a chi mi diceva di coprire tutto nel silenzio? Quanta distanza tra il Dio pensato e il Dio vissuto! Il mio desiderio, ma anche la mia speranza, è che genitori e figli e figlie credenti escano dalle catacombe per riversarsi nelle cattedrali ad inneggiare all’amore gratuito del Padre verso tutti e tutte e a darne testimonianza con autenticità”.