Con il Collettivo Ocra, un vicolo riscopre la sua storia

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Alcune volte basta guardare con occhi diversi ciò che ci circonda e tutto si veste di nuova bellezza. Altre volte per riscoprire la bellezza in un posto, è necessario  tirarla fuori affinché sia libera di esprimersi. È ciò che hanno fatto Ambra Cassibba, Bruna Fornaro, Elisa Alescio e Gaia Nicastro, le quattro ragazze del Collettivo Ocra, in via Rosa a Ragusa, un vicoletto che da via Mariannina Coffa sbuca al lato della Cattedrale. Un posto suggestivo per la storia che racconta, ma che può sembrare in degrado se quella storia non riesce a svelarsi. E allora l’idea di Gaudenzia Flaccavento, di contattare queste quattro artiste per far rivivere la memoria del luogo, dove nelle sere d’estate, si portavano fuori le sedie e ci si riuniva, solo per il piacere di stare insieme.

Consideriamo questo nostro intervento – ci raccontano le ragazze di Ocra – il più riuscito perché c’è stata una partecipazione attiva sia da parte dei proprietari di questo spazio, che per l’occasione hanno organizzato una festicciola di quartiere, sia da parte degli abitanti del posto, di chi è venuto alla festa e di turisti che passavano o alloggiavano nei dintorni. Il nostro intervento quindi, non si è fermato alla mera decorazione delle mura, ma è diventato un’opera di arte pubblica a tutti gli effetti perché attiva è stata la partecipazione del pubblico, che preso in mano bombolette spray e pennelli ha lasciato un ulteriore segno dell’essere stato in via Rosa. Da notare anche il turbinio di piante e libri facenti riferimento a due delle passioni di Gaudenzia, una donna, che definiamo una “dispensatrice di cultura”, la quale ci ha offerto un’enorme tela da dipingere e che ci ha sostenuto sin dalla nostra prima installazione”.

E così questa casa ha ritrovato la sua linfa vitale, ha raccontato parte della sua storia e la pietra è tornata a respirare, facendo germogliare nuova vegetazione e nuovo fascino.

Ed è così che un antico rudere – continuano a raccontarci le artiste – nel pieno centro storico di Ragusa diviene terreno fertile per la grande rosa, che col suo occhio ci osserva. È spalancato, quasi vitreo. Lei è immobile, paziente. Osserva calma i movimenti dei gatti e degli uomini. Interagisce con il mondo spargendo i suoi petali profumati e lo fa senza giudicare. E quale forma rimanda al concetto di natura e protezione? Il cerchio, un piccolo grande cerchio dove leggere l’amore per i viaggi, per i libri e la natura; ghirigori ed intrecci che rimandano alle passioni di questa famiglia felice. Al pari della pietra anche due sedie, testimonianze di una quotidianità svanita, vogliono diventare, nuovamente, piante. Radici sospese che diventano rami, capaci di adattarsi, di r-esistere e reinventarsi, sempre.

E visti i risultati di questo intervento, ci auguriamo che ci siano più persone pronte a investire le loro energie per donare bellezza alla città.