Giovane donna trattata come appestata. Ma l’unica malattia è il razzismo

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Una storia che ha dell’incredibile quella accaduta questo pomeriggio all’ospedale Maria Paternò Arezzo di Ibla.

Una troupe della Rai si era recata al nosocomio, con regolare autorizzazione del direttore sanitario, per un servizio sulla neonata sbarcata a Pozzallo e salvata in extremis.

In ospedale era attesa anche la giovane mamma della piccola, una donna eritrea di 19 anni. A un certo punto si sarebbe sparsa la voce che la donna potesse essere malata. Una immotivata paura per un improbabile contagio ha fatto scatenare il putiferio in ospedale. Momenti concitati contro la giovane mamma eritrea.

La donna sarebbe stata aggredita verbalmente.

Sono dovuti anche intervenire i carabinieri per sedare gli animi.

La donna non è affetta da alcuna malattia contagiosa. L’unica malattia ‘mortale’ è l’immagine di razzismo veicolata in questa tristissima storia. 

Un inciso, che rende ancora più drammatica l’insensata (sarebbe bastato ascoltare i medici!) caccia all’untore: quella giovane donna è stata violentata e seviziata.

Qui ha ricevuto l’onta e l’offesa solo per essersi recata qualche minuto a visitare la figlioletta.

Per fortuna Mecat, che ha meno di venti giorni, sta bene, i medici la stanno curando amorevolmente.

Il resto passerà alla storia cittadina come la ‘grande vergogna’.

Eppure appena 3 anni fa, per un avvenimento analogo, era scattata una gara di solidarietà.

Un atteggiamento di infondata paura e intolleranza, quello di oggi, che per fortuna non è stato generalizzato. C’è da augurarsi che non si ripeta mai più.