Scalo merci di Ragusa, la tesi di Danilo Dipasquale è un atto d’amore per la città

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Amare la propria città a tal punto da farla diventare protagonista della tesi di laurea. È ciò che ha fatto Danilo Dipasquale, come già altri giovani ragusani prima di lui. Danilo per la sua tesi di laurea discussa lo scorso ottobre, si è occupato della zona dello scalo merci.

Da bambino abitavo proprio lì vicino – racconta – e giocando a calcio con gli amici, il pallone andava proprio a finire in quella zona e noi bambini correvamo in mezzo a quelle linee ferrate incuranti dei pericoli, ma solo con la voglia di recuperare quell’oggetto ai nostri occhi preziosissimo”.

E così quando ha dovuto scegliere il suo argomento di tesi per laurearsi in Ingegneria edile e Architettura all’Università di Catania, Danilo non ha avuto dubbi.

Alcuni dubbi invece erano venuti al mio professore, Sebastiano D’Urso, che aveva visto, in un primo momento, l’argomento come troppo visionario. Ma poi anche lui si è convinto che potevano nascere un buon lavoro e di questo lo ringrazio molto”.

E così nasce la rivalutazione di uno spazio all’interno della nostra città ormai abbandonato.

Volevo creare un luogo attivo e soprattutto connesso con il resto della città. Ho sfruttato tutto lo spazio che si estende dal viale del Fante al cavalcavia di via Monsignor Rizzo, alla via Scalo Merci fino alla stazione centrale e a piazza del Popolo. Un grande spazio che dunque si prestava a tanti cambiamenti. Il piano strada verrà sfruttato per il collegamento con la metropolitana di superficie, con uno spazio scambiatore per mezzi pubblici, con un nuovo parcheggio e con il collegamento con quello già esistente di piazza stazione. Poi ci sarà una zona sopra elevata in cui verrà realizzato un grande parco all’aperto, collegata con delle grandi ‘maglie’ che serviranno a unire, a isolare il rumore e a dare un senso di sicurezza.

Uno spazio che verrà sfruttato anche culturalmente con due teatri, uno a livello zero, intitolato a Camilleri e Sironi, che hanno dato molto alla nostra città, e sopra invece un teatro aperto delimitato da cipressi che creano scenografia e che isolano gli spettatori da chi passeggia o fa altre attività.

Perché nel parco ci sarà uno spazio giochi con campi di basket, pallavolo e tennis e una zona dedicata alla cultura enogastronomica. A livello zero un ristorante con sopra anche una terrazza, per valorizzare il modo in cui le nostre materie prime vengono elaborate dagli chef e invece, nella via dello scalo merci, un mercato all’aperto come buon auspicio affinché le nostre materie prime possano essere esportate in tutto il mondo.

Unico elemento che ho mantenuto è la linea ferrata che ho protetto con una galleria in vetro, in modo da poterci camminare sopra, e il casello, che ho trasformato in un altro spazio aperto con un nuovo design.

Infine, nel senso proprio letterario perché mancavano pochi giorni alla consegna dei lavori, ho pensato di connettere palazzo Tumino con il parco tramite una terrazza di questo palazzo, che diventerà la terrazza degli agrumi in cui concedersi un aperitivo ammirando tutto il parco.

Alla mia tesi – conclude Danilo – ha collaborato anche la mia partner nella vita e nel lavoro Bruna Lomagno, anche lei invaghita della nostra città, tanto che la sua tesi di laurea in architettura aveva come argomento la ripresa di Villa Moltisanti“.

Cliccate qui per leggere la tesi.