La paura fa 90 e i social decretano i nuovi untori

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La paura fa 90! E’ un modo di dire a cui si ricorre, al di là del gioco del lotto, per evidenziare il fatto che quando si ha paura si dicono o si fanno azioni, normalmente impensabili e, come in questo caso, ledendo la privacy altrui.

Lo viviamo ogni giorno, leggendo sui social e ricevendo mail alcune volte deliranti, al punto, come oggi, di ricevere la nota di un legale scritta per salvaguardare la privacy di una famiglia “oggetto nelle ultime ore – come si legge nella missiva – di una inaudita quanto infondata gogna social per via di alcuni messaggi vocali e addirittura foto tratte da profili facebook ritraenti dei minori, circolati su whattapp. Per mettere a tacere il riportato pettegolezzo…”.

Il legale, per completezza di informazioni, ricostruisce tutta la vicenda del suo assistito che, continuiamo a leggere: “è in isolamento fiduciario e che gode comunque di buona salute (non è vero che abbia febbre altissima), tanto da nemmeno essersi reso necessario il suo ricovero in ospedale, mentre il resto della famiglia è precauzionalmente in isolamento fiduciario da giorni (la moglie è addirittura risultata negativa al tampone, gli altri in ogni caso stanno tutti bene)”.

Quindi noi come testata giornalistica stiamo riportando stralci della nota di un legale che ha dovuto smentire illazioni circolate a mezzo social e chat in riferimento ad una persona e alla sua famiglia.

Ci rendiamo tutti conto della gravità di questa cosa?

Tutti abbiamo timore di essere contagiati, tutti viviamo con il termometro sempre a portata di mano per essere certi che la nostra temperatura corporea sia nella norma, tutti coloro che possono viviamo in isolamento forzato a tutela della nostra salute, ma è inaudita questa ferocia umana che si scatena sui social, costringendo un padre di famiglia a rivolgersi ad un avvocato per smentire una diceria, dunque una falsità.

Siamo uomini e donne, siamo persone, altrimenti è perfettamente inutile far campeggiare sui rispettivi profili social l’invito ad essere umani, quando poi ci sostituiamo a chi svolge professioni di tutela e salvaguardia della nostra incolumità, per giunta sbagliando clamorosamente!

Ma possono essere mai i social, le catene su whattapp, i messaggi audio furtivi e negligenti a circolare indisturbati, ledendo la dignità, la privacy e l’umanità di una persona in generale risultata positiva al Covid-19?

Piuttosto che fare gli ‘sceriffi’ e divulgare bassezze, non sarebbe meglio stare a casa propria così diventa veramente difficile avere eventuali contatti con l’esterno?

Non possiamo vivere all’ombra della locuzione latina ‘mors tua, vita mea’, rasenta la follia e toglie, anche a chi la adotta, la dignità di umanità che in questo momento è l’unico strumento che ciascuno di noi ha in mano per essere forti e solidali!