Dalla Casa don Puglisi: “Lasciamo tracce nei bambini di speranza”

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Pubblichiamo un comunicato della ‘Casa don Puglisi’ di Modica sulla celebrazione del giovedì e venerdì santo nella ‘Casa’, ai tempi del Coronavirus

La sera del giovedì santo la prima parola a cena è stata un grazie alle nostre mamme e ‘non mamme’ che stanno affrontando una situazione difficile (insieme 22 persone con presenza ridotta ai soli operatori per meglio proteggere, convivendo come famiglia numerosa e con qualche fatica in più …). E la presenza accanto a loro è nello stile di don Puglisi, che alle donne della Casa Madonna dell’accoglienza diceva: “Vorrei dirvi che Dio è Padre ma in certe situazioni è difficile capirlo, vi dico che lo potete incontrare in Gesù come amico ma se anche questo diventa difficile, vi dico: io ci sono!”. Ma la bella sorpresa – insieme a tanti gesti di attenzione di amici e volontari, che ringraziamo di cuore – sono sempre i nostri bambini. In questi giorni, insieme all’impegno dello studio comunque, nei loro giochi il tema preferito è la casa, il costruire case e … visitarsi. O preparare spettacolini per mamme ed educatori. Nei giorni di Pasqua, in un clima di grande silenzio, hanno riascoltato il racconto di Noè per capire perché l’arcobaleno è diventato un simbolo di speranza e nelle loro risonanze hanno condiviso consapevolezza che sono giorni in cui si ricorda Gesù, la sua morte in croce, la sua resurrezione e Gloria con tono meditativo e sereno ha detto: “Dio non ci abbandona! E preghiamo soprattutto per tutti i bambini che hanno difficoltà a vivere perché mancano del pane”. E poi ognuno ha ricevuto il dado della preghiera, con i simboli del pane (che subito hanno collegato all’ultima cena e alla fame nel mondo), dell’angelo (che protegge), dell’acqua (che lava e disseta), del deserto (e qui le educatrici hanno aggiunto un suggerimento: il silenzio aiuta a cambiare qualcosa, che con qualche riferimento concreto è garbato è diventato “non fare il monello”, “non dire parolacce”). E poi il venerdì santo un’adorazione della croce in cui ogni nucleo, ogni mamma con i propri bambini, ha potuto deporre ai piedi della croce la propria preghiera in un clima intenso che ha fatto sperimentare la dimensione del rito come un entrare dentro il mistero, diversa dal pensare e dall’agire. E la domenica di Pasqua, con tutte le altre case di Modica, anche la Casa don Puglisi dalla terrazza alzerà il grido educativo “Crisci ranni”. Che è – l’ha notato il presidente della Fondazione CON IL SUD Carlo Borgomeo – un imperativo. Un imperativo per i nostri bambini, per tutti i bambini (ritrovare le energie pasquali che fanno della crescita il capolavoro di sé stessi), un imperativo per tutti i genitori e gli educatori, per tutta la città chiamata a scorgere, per festeggiare i dieci anni di Crisci ranni, l’invisibile: l’amore tenace che trasforma le notti oscure delle crisi nelle notti nitide in cui “l’amore genera costanza perché – come amava dire don Pino – sa unire fermezza e tenerezza”. Come per il presepe della città, l’impegno della Casa (e di Crisci ranni) è lasciare tracce tali da poter, i nostri bambini crescendo, ricordare insieme alla grande crisi la grandezza dell’amore. Che ha da imparare anche da loro che hanno, nelle preghiere, espresso il desiderio che presto si sconfigga “questo brutto di coronavirus” ma poi, quando alla richiesta di andare a mare si è risposto “vedremo”, subito hanno trovato la soluzione: la piscina in terrazza! Crescendo, sarà importante un realismo mai rassegnato … Così con loro, con la voce dei piccoli, un particolare augurio alla città e all’unica grande famiglia umana.