Modica, “Ad Sidera. C’era una Volta Celeste” la mostra di Alessia Scarso

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Occhi rivolti al cielo, sguardo pronto a catturare le stelle, ma stavolta basta alzare il capo oppure guardarsi intorno per essere avvolti dalla magnificenza celeste. E’ fruibile al pubblico “Ad Sidera. C’era una Volta Celeste”, la mostra evento della regista e astrofotografa Alessia Scarso promossa dalla Fondazione Teatro Garibaldi. Lo spazio chiuso dell’ex Convento del Carmine a Modica ha virtualmente abbattuto le sue pareti per aprirsi all’infinito, per creare un nuovo dialogo con la Natura, per reimparare a scrutarla.  Occorre abituare gli occhi al buio per rivedere la luce, la luce della notte. Accompagnati dalle musiche originali del compositore Marco Cascone, i visitatori si muovono tra gli spazi espositivi con lo stupore di un bambino che scopre qualcosa che è in realtà è sempre “sopra” il proprio naso, la volta celeste, fermandosi ad ammirare e a contemplare una bellezza che passa spesso inosservata. Un percorso narrativo tra foto, video, installazioni multimediali e multisensoriali.

Una volta celeste che c’era e che oggi metaforicamente non c’è più a causa dell’enorme inquinamento luminoso prodotto dall’uomo. E su questo messaggio si sviluppa il messaggio dell’autrice di questo vero e proprio percorso espositivo. “C’era una volta” è l’incipit primordiale delle storie che si narrano – spiega la Scarso – ma indica per definizione qualcosa che non c’è più. C’era una volta il cielo stellato. Per tornare a vederlo, bisogno andare nel deserto o in mezzo agli oceani. Ci siamo inondati di una luce che non serve e abbiamo perso le stelle”.

Ospiti della mostra la pittrice Ilde Barone, che è intervenuta su alcune immagini fotografiche della Scarso, e i pluripremiati astrofotografi Pictores Caeli, di cui la regista è componente. In un momento storico che vede Uomo e Natura contendersi la supremazia sulla Terra, Alessia Scarso vuole dunque cantare il ritorno alla contemplazione come auspicio di pace, chiedendo al Cielo, sede delle grandi domande dell’Uomo, il conforto di accedere allo stato di incanto e meraviglia. Una domanda che viene posta anche attraverso un’opera, da cui prende il nome la mostra, che fa “esplodere” la cupola della chiesa di San Pietro di Modica per guardare oltre, verso il cosmo, verso Dio.

“Da sempre l’uomo si è posto il tema del divino – sottolinea ancora l’autrice – Non essendo percepibile direttamente ai sensi sulla terra, il luogo più immediato deputato alla presenza divina è il cielo, là dove Dante ha tratteggiato le sfere celesti. Scoperta dopo scoperta, non si è mai sopito l’istinto a guardare in su, verso le stelle, verso il non conosciuto.
Ai tempi di Giotto si usava rappresentare all’interno delle chiese una versione didascalica della volta celeste. Tre secoli più avanti si lasciò spazio alla rappresentazione in figura di cicli tematici, e l’uomo ha iniziato a riprodurre simbolicamente il divino attraverso raffigurazioni che ubbidiscono alla natura dottrinaria, alla ricerca dell’interpretazione delle virtù teologiche e cardinali. Michelangelo per esempio convertì la decorazione della Cappella Sistina in racconto interpretativo, passando dalla raffigurazione del cielo della scienza astronomica a quello del cielo della fede, dall’aspetto visibile del cielo a quello cosmologico dell’universo. Dal «cielo» ai «cieli»”. E la mostra torna su questo passaggio, proponendo una visione realistica spinta appena oltre la capacità visiva: “C’era una Volta Celeste è un’opera sviluppata sul Duomo di San Pietro, sede del culto di uno dei due santi protettori della città di Modica. La deformazione ottica sulla volta rettangolare rievoca la forma di un occhio, attraverso il quale guardare oltre il visibile ed essere allo stesso momento guardati”, conclude la Scarso. Domenica sera all’anteprima dedicata alla stampa, alle autorità e agli sponsor con l’intervento del presidente della Fondazione, Ignazio Abbate, del sovrintendente Tonino Cannata, del consulente per la sezione arte, Paolo Nifosì, dell’arcivescovo di Palermo, don Corrado Lorefice (che si è soffermato sul rapporto spirituale e intimo di ciascuno di noi) e con il saluto finale del sovrintendente del Teatro Bellini di Catania, Giovanni Cultrera e dei main sponsor Pierpaolo Ruta per Antica Dolceria Bonajuto e Stefano Giaquinta per Mutika EMC.

“Una mostra da non perdere – commenta il presidente della Fondazione, Ignazio Abbate – perché ci permette di riflettere su qualcosa che ha sempre accompagnato l’esistenza stessa dell’uomo ma che dimentichiamo di osservare nel giusto modo. Alessia Scarso ci spinge verso questa riflessione. E alla fine, torneremo a guardare verso su”. Una contemplazione che la mostra stessa chiede: “Invitiamo i visitatori a venire scegliendo di riservare adeguato tempo al percorso narrativo – commenta il sovrintendente Tonino Cannata – Non siamo dinnanzi alla mostra da guardare in successione ma ad un viaggio quasi onirico in cui Alessia Scarso ci propone qualcosa di diverso, che va oltre e che merita adeguato tempo per la visita. Per la Fondazione è quasi come se fosse una seconda inaugurazione visto che, dopo lo stop per la pandemia, riapriamo questi spazi al pubblico, ambienti totalmente ristrutturati”.

La mostra sarà aperta al pubblico fino al 17 ottobre dalle 16,30 alle 20,30 (escluso il lunedì).