La Via Crucis vivente alla parrocchia Sacro Cuore. “Grande emozione”

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Un’emozione straordinaria. Una rappresentazione carica di pathos. Una partecipazione intensa. La Via Crucis vivente di ieri pomeriggio, a Ragusa, nel quartiere in cui sorge la parrocchia del Sacro Cuore, è stata una piacevole riscoperta per i fedeli e non solo. I figuranti hanno dato il meglio di loro e, guidati dal parroco, il sacerdote Marco Diara, hanno saputo rappresentare, con maestria non comune, i momenti più significativi della Passione del Signore. La partenza da via Bellarmino. Poi, il corteo, animato da chi indossava i costumi a tema, si è snodato lungo via Mongibello e per altre strade del quartiere sino ad arrivare dinanzi al prospetto della chiesa. Qui, sul sagrato, la crocifissione di Gesù e la deposizione del Cristo. Un rito suggestivo, intenso, spiritualmente elevato che ha riscosso gli applausi finali di tutti coloro che erano presenti. Don Diara, ispiratore e organizzatore per il terzo anno di questo appuntamento assieme ad altri componenti della comunità, chiarisce come in questo modo, per certi versi scenografico, si voglia lanciare un messaggio ancora più forte in ordine ai temi pregnanti della domenica dedicata alla celebrazione dell’ingresso di Gesù in Gerusalemme oltre a tutto quello che accade prima e durante la crocifissione. “Abbiamo cercato, con questo sistema, di arrivare ancora di più nel cuore della gente – ha detto – speriamo di esserci riusciti. E’ la terza volta che questa comunità vive un’esperienza del genere. E ritengo che sia andata davvero molto bene. Ciascun componente della rappresentazione ha cercato di rendersi protagonista a modo proprio della grande ricostruzione che abbiamo tentato di porre in essere”. La Via Crucis vivente ha permesso ai figuranti di confrontarsi con una compenetrazione spirituale molto elevata essendosi immersi con grande attenzione nel ruolo chiamati ad interpretare. “Ripartire dopo due anni di fermo – sottolinea ancora don Diara – non era semplice ma riteniamo di esserci riusciti e di averlo fatto nella maniera più consona”.