Quattro facce come il Caravaggio (ragusano)

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“Leggo per caso in alcuni siti di internet, di ambito locale siciliano, la notizia che io sarei fra gli studiosi che ritengono la tela con ‘San Giovanni giacente’ esposto a Ragusa come autografa di Caravaggio, anche se non finita. La notizia è priva di fondamento. Rimango davvero sconcertato”.

Il post, sulla propria pagina facebook, è di Gianni Papi. No, non è di farfallina36, ma di uno dei massimi studiosi di Caravaggio e dell’ambiente caravaggesco a Roma e a Napoli. Parola di Treccani.

Tra chi commenta il suo post c’è quello di Rossella Vodret, che spiega: “Io per lo stesso problema ho dovuto rettificare tramite Ansa…”.

Vodret, insieme a Claudio Falcucci, avevano infatti spiegato che:

“L’accurato esame della tecnica esecutiva del dipinto, puntualmente riportata nel catalogo della mostra rende altamente problematico, a nostro avviso, sostenere l’attribuzione a Caravaggio del San Giovanni disteso di collezione privata maltese attualmente esposto in mostra a Ragusa. Da quanto è emerso da tali analisi è evidente infatti che il quadro – significativamente compromesso dal punto di vista conservativo – presenta una serie di elementi tecnici del tutto estranei alla prassi esecutiva finora nota del grande artista lombardo”.

Il curatore della mostra, lo storico dell’arte Pierluigi Carofano, ha provato a tagliare corto: spiegando che il quadro “San Giovanni Battista giacente” è “opera di Caravaggio”.

Ed intanto il prossimo 3 giugno alle ore 11, presso l’aula magna del Centro Commerciale Culturale, si svolgerà il simposio che sarà aperto a critici, storici, esperti d’arte e giornalisti e che servirà ad illustrare tutti i dettagli riguardanti la campagna diagnostica operata sul dipinto e le evidenze documentali. Interverranno i rappresentanti della produzione e della proprietà del dipinto, lo storico dell’arte Pierluigi Carofano e curatore della mostra, la restauratrice e storica dell’arte Roberta Lapucci, fisico diagnostico di opere d’arte Teobaldo Pasquali, il dr. Francesco Moretti membro del comitato organizzativo della mostra e il chimico Leonardo Borgioli. Il catalogo della mostra, in fase di stesura avanzata – fanno sapere i curatori della mostra -, contiene i contenuti di vari studiosi, tra cui quello della storica dell’arte professoressa Mina Gregori, accademica dei Lincei e la più nota esperta italiana dell’arte di Caravaggio.

Più che una questione relativa alla paternità dell’opera, argomento su cui non entriamo perché non ne abbiamo alcuna competenza, si tratta di un problema di comunicazione: emerge, infatti, anche come alcuni illustri studiosi siano stati tirati per la giacchetta.

E così le polemiche, dal piano artistico, si spostano su quello politico. Il sindaco di Ragusa, Peppe Cassì, è all’angolo: l’opposizione incalza, la sua stessa giunta si tiene alla larga dall’argomento scottante, mentre il primo sostenitore di quella che era stata fiutata come una grande occasione, cioè l’assessore Ciccio Barone, rilancia con interviste sulla Rai per dire quant’è bello il nostro territorio.

Per comprendere come l’operazione Caravaggio sia passata sopra le teste della stessa giunta, basta dare un’occhiata alla delibera con cui si è concesso un contributo di seimila euro in favore dell’organizzazione. Chi mancava in giunta per il voto a quella che doveva essere un’operazione primariamente culturale e poi anche di promozione turistica? L’assessore alla Cultura, Clorinda Arezzo. Impegni pregressi o un distinguo rispetto alla bontà e soprattutto alla paternità di questo evento?

Se sul Caravaggio ‘ragusano’ ci sono tanti dubbi, su una cosa, tutti, a Palazzo, sono supercerti: Barone, che vorrebbe fare il Pinturicchio della politica cittadina, col suo attivismo rischia una sovrapproduzione di… figuracce.

Ne sa qualcosa l’esperto alla comunicazione del sindaco Cassì che, in questi anni, di magie artistiche ne ha fatte per trasformare l’evanescenza di quest’amministrazione in annunci di una città simbolo d’avanguardia. Questa volta, però, nemmeno lui ha retto, e Cassì s’è preso la ramanzina anche da Vittorio Sgarbi che, forse reduce dal duello con Mughini, è stato più fiacco e bonario del solito. “Ci sarà secondo voi qualcuno che dirà che questo quadro non è di Caravaggio? Se mi portate uno scienziato, qualcuno che mi dica al 100 per cento: ho ragione io…”, aveva dichiarato il sindaco.

Il critico d’arte ha risposto: “Non è vero quello che dice il sindaco, che si debba dimostrare scientificamente. Le opere d’arte portano il Dna dell’autore. Il sindaco di Ragusa dice una cosa che non può dire”. Come dargli torto?!

Se il San Giovanni è ‘giacente’, l’opposizione invece, complice il periodo pasquale, appare risorgere: una richiesta di conferenza dei capigruppo avanzata da tutti i gruppi di minoranza. Si terrà venerdì. Vogliono vederci chiaro.

Un consiglio al sindaco. Tenga buono il suo assessore, almeno in questo caso. Gli suggerisca di non ripetere frasi del tipo: “Non posso sentire commenti su Facebook di gente che non sa cosa è la storia dell’arte e che oggi parla di questo quadro-non quadro. Abbiamo avuto 500 visitatori in tre giorni, sono numeri!”.

E se proprio vuole dei numeri, suggeriamo 85 e 37. Che nella smorfia napoletana hanno a che fare con la prudenza!