La cattiveria degli haters colpisce il Ragusa Pride. La lettera di Arcigay

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C’è un tempo per parlare e un tempo per tacere. Quello che stiamo attraversando è un tempo strano, allarmante, nel quale assistiamo a una trasformazione rapida e profonda del sentire comune sui temi dei diritti e delle libertà di tutte, soprattutto delle persone che appartengono alla comunità Lgbtqia+.

Ciò che fino a pochi anni fa era indicibile ‑ se non impensabile ‑ per la maggior parte delle persone nel nostro Paese, oggi è diventato parola spiccia, volgare, violenta, che rimbalza dalle dichiarazioni di certi loschi figuri in tv ai commenti sui social, alle chiacchiere da bar, entrando quotidianamente nelle nostre case e nelle nostre vite. Parole omolesbobitransfobiche, razziste, sessiste, abiliste, misogine, fasciste, parole che sfregiano e feriscono, escludono e negano le nostre esistenze e i nostri corpi, parole che possono anche uccidere.

Proprio in questi giorni, mentre ci prepariamo con gioia a celebrare il Ragusa Pride 2024, il giorno dell’orgoglio e della visibilità della comunità Lgbtqia+, leggiamo con orrore e rabbia parole cariche di disprezzo nei nostri confronti.

Non è nostra abitudine rispondere, abbiamo scelto altre pratiche politiche, estranee al chiacchiericcio insulso degli/delle haters, di coloro che inquinano il confronto pubblico seminando violenza e sentimenti di odio.

Ma questa volta no, non staremo zitte, questo non è più il tempo di tacere, è il tempo di prendere la parola e denunciare. A voce alta.

È successo che alcuni giornali hanno pubblicato il comunicato stampa sull’evento di domani, venerdì 24 maggio, al BAM di Ragusa, l’incontro con Porpora Marcasciano, storica attivista del movimento trans*, organizzato da Arcigay Ragusa in vista del Pride di giugno. È successo che sulle pagine social di questi giornali si sono annidati, come vespe aggressive, i commenti di alcune persone. “Ma che schifo”. “Carnevale”. “Se ne poteva fare anche a meno”. “Ma andate a cagare”. “Ormai è una buffonata dettata dal cornuto”. “Vogliono che l’anormalità diventi normalità”. Per citarne testualmente solo alcuni.

Queste parole ci arrivano addosso come pietre acuminate, una lapidazione virtuale che non per questo fa meno male. Queste parole al tempo stesso ci smuovono una rabbia potente, ci ricordano le ragioni delle nostre lotte, e perché dobbiamo continuare a lottare per costruire gli spazi che vogliamo abitare, nei quali tutte abbiamo diritto di vivere come siamo, come desideriamo.

Un commento in particolare ci ha colpite, facendoci impugnare la nostra seconda arma dopo la rabbia, l’ironia:

“Non andrò mai a Ragusa e pensare che mi volevo comprare casa x passare le mie ferie ma che schifo”. Ecco, con questa lettera ci rivolgiamo proprio a te: non venire a passare le tue ferie a Ragusa, resta lì, ovunque tu sia, non inquinare l’aria che respiriamo, il mare in cui ci bagniamo, le strade che attraversiamo.

Resta lì, non muoverti, ma se proprio vuoi venire qui, ti accoglieremo con un fiore, un papavero rosso, simbolo del nostro Pride 2024. Un simbolo di rabbia, amore e passione, resistenza. Il simbolo di tutto ciò che ci dà la forza e il coraggio di vivere e lottare nonostante te e proprio perché c’è gente come te.