
Una vita segnata dalla sfida continua con la salute, ma anche dalla tenacia, dalla forza di volontà e dalla voglia di non arrendersi. È la storia di Paolo Girasa, 61 anni, nato a Vittoria il 10 agosto del 1964, che ha affrontato una lunga serie di infarti e interventi chirurgici senza mai perdere la speranza e la determinazione di vivere.
Il primo infarto è arrivato a 37 anni, causando la necrosi di un quarto del cuore. Seguirono altri episodi: a 43 anni il secondo; a 47 anni due infarti in un anno; a 59 un’operazione alle coronarie e poi l’ultimo, il 30 dicembre 2025, quando è stato operato al Giovanni Paolo II di Ragusa. Un’operazione complessa, nel corso della quale gli sono stati impiantati due stent durante una coronografia d’urgenza. Oggi l’uomo è sopravvissuto a sei infarti, vive con l’85% di invalidità e affronta una terapia quotidiana di 11 pillole solo per mantenere aperte le coronarie.
“Sin dal primo infarto sono stato in grado di riconoscere subito i sintomi, ho chiesto aiuto immediatamente e questo mi ha salvato la vita”, racconta. “Grazie anche all’esperienza maturata come autista soccorritore al PTE di Scoglitti sono riuscito a non sottovalutare quelli che all’inizio erano solo piccoli segnali”.
Fumatore da quando aveva 18 anni, iperteso e diabetico, sottolinea l’importanza di non trascurare la prevenzione, di seguire scrupolosamente le terapie e di ascoltare il proprio corpo. “Al primo infarto, nonostante fossi fortemente critico e non credente- ho visto la famosa ‘luce bianca’ e poi sono ‘tornato indietro’, mi sono risvegliato”, ricorda con emozione.
La forza di quest’uomo va ben oltre la sua battaglia con la salute. A soli nove anni ha subìto ustioni sul 45% del corpo a causa di un incidente domestico, una prova durissima che non ha mai piegato il suo spirito. Oggi continua a vivere con il sostegno morale ed economico della madre e grazie all’amore dei suoi due figli, Greta e Giovanni Paolo, che rappresentano per lui un motivo costante di speranza e resilienza.
Nonostante le difficoltà economiche – una pensione di 330 euro al mese e attese per un impiego tramite lista speciale – la sua energia e la voglia di guardare avanti restano intatte. “Ho scritto la mia biografia, il mio desiderio è che qualcuno la pubblichi. Mai dire mai”, dice sorridendo, con lo sguardo rivolto al futuro e ai sogni che ancora custodisce nel cassetto.

La sua storia, che il figlioccio Andrea Rimmaudo ha insistito affinché rendesse pubblica, è un monito: la vita può riservare prove durissime, ma con prevenzione, cura, forza d’animo e sogni da inseguire, ogni ostacolo può essere affrontato. E ogni giorno può diventare una vittoria.
