
Un’operazione giudiziaria con forte impatto sul versante della legalità economica riguarda la Sicilia e, in particolare, l’area portuale di Catania, dove il Tribunale di Catania ha disposto l’applicazione dell’amministrazione giudiziaria nei confronti della società attiva nella logistica e nella movimentazione di container nei principali scali siciliani.
Il provvedimento, eseguito dai finanzieri del Guardia di Finanza sotto il coordinamento della Procura etnea, rappresenta una misura di prevenzione antimafia e non comporta il sequestro dell’azienda. L’obiettivo dell’intervento è quello di tutelare la continuità dell’attività imprenditoriale rimuovendo eventuali rischi di infiltrazione criminale e sostituendo temporaneamente i vertici gestionali con amministratori nominati dall’autorità giudiziaria.
L’inchiesta si inserisce nell’ambito dell’operazione denominata “Lost&Found”, sviluppata nel corso dell’anno precedente e legata a un’indagine su un presunto traffico internazionale di cocaina che, secondo l’ipotesi investigativa, avrebbe sfruttato le movimentazioni commerciali all’interno del porto di Catania.
Le indagini avrebbero individuato collegamenti tra alcuni soggetti operanti all’interno dell’azienda e ambienti criminali riconducibili al Clan Pillera-Puntina, gruppo considerato dagli investigatori attivo nel traffico di stupefacenti.
In particolare, le verifiche investigative avrebbero riguardato un soggetto con precedenti per narcotraffico e alcuni suoi familiari impiegati nella stessa struttura logistica portuale.
Secondo l’impianto accusatorio, l’azienda avrebbe tollerato o favorito la presenza stabile di soggetti contigui a contesti mafiosi all’interno dell’organizzazione lavorativa, consentendo l’utilizzo di aree operative e infrastrutture portuali per facilitare l’ingresso e l’occultamento di carichi di droga provenienti dal Sud America.
Le attività investigative avrebbero consentito di ricostruire almeno tre episodi di importazione di cocaina, per un peso complessivo superiore ai 215 chilogrammi, oltre a un tentativo non concretizzatosi di introdurre un ulteriore carico di circa 300 chilogrammi.
L’intervento della magistratura mira ora a interrompere ogni possibile canale di condizionamento criminale e a favorire un percorso di risanamento aziendale, con l’obiettivo di restituire l’attività economica alla proprietà in un contesto di piena legalità.
