32 giovani Gi.Fra. di Vittoria, Ragusa e Santa Croce ad Assisi

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Un viaggio di fede, fraternità e scoperta spirituale sulle orme di San Francesco. Nei giorni scorsi 32 giovani provenienti da Vittoria, Ragusa e Santa Croce Camerina, appartenenti alla Gi.Fra. (Gioventù Francescana), al gruppo Sentinelle del Mattino e ai Laici Missionari della Carità, hanno vissuto un intenso pellegrinaggio ad Assisi.

La città umbra, in queste settimane, è meta di un vero e proprio fiume silenzioso di fedeli. Migliaia di pellegrini stanno raggiungendo la città del Santo per un evento straordinario: l’ostensione delle spoglie mortali di San Francesco, esposte per la prima volta dopo otto secoli nel Sacro Convento. Per circa un mese si prevede l’arrivo di oltre quattrocentomila pellegrini, giunti per sostare davanti alla tomba del patrono d’Italia.

Tra questi anche il gruppo siciliano, guidato dall’assistente della fraternità don Salvatore Mallemi, che ha vissuto tre giorni intensi tra preghiera, visite ai luoghi francescani e momenti di condivisione.

Il pellegrinaggio è iniziato sabato sera con una veglia mariana alla Porziuncola, nella basilica di Santa Maria degli Angeli. I giovani hanno meditato sui sette dolori di Maria e partecipato alla suggestiva processione aux flambeaux, culminata con un emozionante canto corale nella basilica.

La domenica mattina è stata dedicata alla visita al monastero di San Damiano, luogo strettamente legato alla figura di Santa Chiara. I più giovani hanno raggiunto il monastero a piedi, accolti da un sacerdote irlandese che ha introdotto la storia del luogo. Qui è stata celebrata la Santa Messa presieduta da don Francesco Mallemi, seguita dalla visita agli ambienti del monastero e da un momento di preghiera nella cappella della conversione di San Francesco.

Dopo una lunga salita verso il centro di Assisi e un’attesa tra migliaia di pellegrini, il momento più atteso: l’ingresso nella basilica inferiore di San Francesco. In un clima di profondo silenzio e raccoglimento, i giovani hanno potuto sostare davanti alle reliquie del Santo, custodite sotto una teca trasparente e circondate dagli affreschi di Cimabue, Giotto, Simone Martini e Lorenzetti.
Un incontro breve ma intenso, fatto di sguardi, preghiere e commozione.

Il pomeriggio è proseguito con la visita al Santuario della Spogliazione, dove fra Walter ha condiviso la propria testimonianza vocazionale e accompagnato il gruppo negli scavi del vescovado, nel luogo in cui Francesco rinunciò ai beni paterni per affidarsi totalmente a Dio. I pellegrini hanno poi venerato il beato Carlo Acutis, che dal 2019 riposa nella chiesa di Santa Maria Maggiore.

In serata il gruppo ha raggiunto la basilica di Santa Chiara per pregare davanti al celebre Crocifisso di San Damiano, quello che, secondo la tradizione, parlò a Francesco dicendogli: “Va’ e ripara la mia casa”. La cappella gremita ha costretto molti a tornare l’indomani per poter sostare in preghiera.

La giornata si è conclusa con canti francescani e momenti di evangelizzazione davanti alla Porziuncola.

Lunedì mattina i giovani hanno visitato l’Eremo delle Carceri, immerso nei boschi del Monte Subasio a circa 800 metri di altezza. Fra Matteo ha spiegato l’origine del nome “carcer”, che non indica una prigione ma un luogo appartato dedicato alla preghiera e al silenzio, dove Francesco e i suoi compagni si ritiravano per periodi di meditazione.

Qui il gruppo ha celebrato la Santa Messa all’aperto, nel bosco, “nella grande cattedrale della creazione di Dio”. Successivamente i giovani hanno vissuto un momento di ritiro spirituale, ascoltando la meditazione di don Salvatore Mallemi, che li ha invitati a seguire l’esempio di Francesco: ascoltare la voce del Signore e ricostruire la propria vita interiore.

Prima della partenza per la Sicilia, molti pellegrini sono tornati alla basilica di Santa Chiara per pregare davanti al Crocifisso di San Damiano e ripetere le parole di Francesco: «Signore, che cosa vuoi che io faccia?».

Il pellegrinaggio, vissuto a pochi giorni dalla Promessa Gi.Fra., rappresenta una tappa importante nel cammino della fraternità. I giovani hanno affidato a San Francesco la richiesta della “santa perseveranza”, ricordando nella preghiera anche gli ammalati e le tante persone che hanno chiesto di essere sostenute spiritualmente.

«Vorrei ringraziare il buon Dio e tutti voi – racconta Giorgia, una delle partecipanti – per questa esperienza intensa vissuta insieme e con Francesco. San Francesco ci insegni la perseveranza, il dialogo, la fratellanza e a scoprire che il Signore ci ama sempre così come siamo. Non c’è amore più grande».