
Si è spenta a 99 anni Paola Pelagatti, tra le massime protagoniste dell’archeologia italiana del secondo Novecento. Con la sua scomparsa viene meno una figura che ha inciso in maniera determinante sulla conoscenza e sulla tutela del patrimonio storico della Sicilia, in particolare nell’area sud-orientale dell’isola.
Formatasi sotto la guida di Luciano Laurenzi all’Università di Bologna, Pelagatti mosse i primi passi alla Scuola Archeologica Italiana di Atene, partecipando negli anni Cinquanta agli scavi di Festòs diretti da Doro Levi. Un’esperienza fondativa che segnò l’inizio di una carriera destinata a svilupparsi ai vertici dell’amministrazione dei beni culturali, fino a ricoprire incarichi di primo piano come Soprintendente alle Antichità in territori strategici quali la Sicilia orientale, il Piemonte e l’Etruria meridionale.
Il legame con il territorio ibleo, e in particolare con Ragusa, rappresenta uno degli aspetti più significativi del suo percorso. Le sue indagini hanno interessato alcuni tra i più importanti siti archeologici della Sicilia sud-orientale, tra cui Kamarina, Akrai, Naxos e Taormina. Attraverso campagne di scavo e studi sistematici, contribuì in modo decisivo a ricostruire l’impianto urbanistico e lo sviluppo storico delle città greco-sicule, ponendo al tempo stesso le basi per moderne strategie di conservazione.
Un impegno che il territorio ragusano ha riconosciuto ufficialmente nel 2017, quando il Comune le conferì la cittadinanza onoraria. In quell’occasione, Pelagatti sottolineò il valore centrale di luoghi simbolo come il Museo Archeologico Ibleo e il parco di Kamarina, richiamando le istituzioni alla responsabilità di preservarli e valorizzarli come elementi fondanti dell’identità collettiva.
Sul piano scientifico, Pelagatti si è distinta come una pioniera nell’introduzione e nella diffusione di metodi di scavo stratigrafico rigorosi, accompagnati da una documentazione analitica estremamente accurata. Un approccio che ha contribuito ad elevare gli standard della ricerca archeologica in Italia e che trova riscontro in una vasta produzione scientifica, tra monografie, saggi e cataloghi, ancora oggi utilizzati come riferimenti dagli studiosi.
Parallelamente all’attività sul campo e istituzionale, ha svolto un ruolo di primo piano anche in ambito accademico, insegnando come ordinario presso l’Università della Calabria e l’Università della Tuscia. In questi contesti promosse iniziative innovative contro il traffico illecito di reperti e a favore del recupero dei beni culturali sottratti al patrimonio nazionale. Il suo profilo scientifico era riconosciuto a livello internazionale, come dimostra l’appartenenza a prestigiose istituzioni quali l’Accademia dei Lincei, la Pontificia Accademia Romana di Archeologia e l’Istituto Archeologico Germanico.
Con la sua scomparsa si chiude una stagione fondamentale per l’archeologia italiana, ma resta un’eredità solida e tangibile. Le sue ricerche hanno restituito voce e forma a interi paesaggi storici, contribuendo a rafforzare la consapevolezza del valore culturale della Sicilia. Per Ragusa e per l’intero territorio ibleo, il nome di Paola Pelagatti rimarrà indissolubilmente legato a un percorso di riscoperta, tutela e valorizzazione che continua ancora oggi a produrre i suoi effetti.
