
Quello che per molti è un rifiuto da smaltire, per un ingegnere britannico è diventato una risorsa capace di alimentare un’auto elettrica. È il sorprendente esperimento realizzato da Chris Doel, che ha recuperato le batterie ancora funzionanti contenute nelle sigarette elettroniche usa e getta, dimostrando come questi dispositivi possano avere una seconda vita anziché finire prematuramente tra i rifiuti.
L’idea nasce dalla volontà di richiamare l’attenzione sul crescente problema dello smaltimento delle sigarette elettroniche monouso, che contengono batterie al litio spesso ancora perfettamente utilizzabili quando vengono gettate.
Per il suo progetto, Doel ha raccolto circa 2.000 sigarette elettroniche usa e getta destinate allo smaltimento. Dopo aver smontato i dispositivi, ha selezionato e testato centinaia di batterie, verificandone lo stato di efficienza. Da queste ne ha collegate 500, realizzando un unico pacco batteria artigianale.
Il primo banco di prova è stato la sua abitazione, che è riuscito ad alimentare per circa otto ore utilizzando esclusivamente l’energia immagazzinata nelle batterie recuperate.
Successivamente l’ingegnere ha deciso di spingersi oltre. Ha acquistato una piccola auto elettrica, ha rimosso il pacco batterie originale e lo ha sostituito con quello costruito utilizzando le batterie delle sigarette elettroniche.
Il risultato ha superato le aspettative. L’auto è riuscita a percorrere circa 29 chilometri nell’arco di due ore, raggiungendo una velocità massima di circa 50 chilometri orari.
L’esperimento, documentato in un video pubblicato dallo stesso Doel, non nasce con l’obiettivo di proporre una soluzione pronta per l’utilizzo quotidiano, ma vuole evidenziare quanto materiale potenzialmente riutilizzabile venga disperso ogni giorno.
L’iniziativa riaccende così il dibattito sull’impatto ambientale delle sigarette elettroniche usa e getta, sempre più diffuse negli ultimi anni. Oltre alla plastica e ai componenti elettronici, questi dispositivi contengono infatti batterie al litio, una risorsa preziosa la cui produzione richiede materie prime critiche e processi ad alto impatto ambientale. Esperimenti come quello di Chris Doel dimostrano che, con adeguate competenze tecniche, parte di questo materiale può essere recuperata, pur restando fondamentale affidare le batterie esauste ai corretti canali di raccolta e riciclo.
Ricordiamo che l’esperimento è stato realizzato da un ingegnere esperto e comporta rischi significativi. Le batterie al litio possono incendiarsi o esplodere se smontate o assemblate impropriamente; non si tratta di un’attività da replicare senza competenze e adeguate misure di sicurezza.
