
Il Sud-Est siciliano torna a far sentire la propria voce. E lo fa con forza, attraverso l’appello di Angelo Galifi, che richiama l’attenzione su un tema che da anni frena la crescita dell’area più dinamica dell’Isola: l’isolamento infrastrutturale. Un ritardo che non è più solo una questione tecnica, ma un vero e proprio freno allo sviluppo economico, sociale e produttivo.
La provincia di Ragusa, cuore dell’agroalimentare siciliano, paga ogni giorno un prezzo altissimo. Le imprese agricole – pilastro della Fascia Trasformata, uno dei distretti serricoli più importanti d’Europa – devono affrontare costi logistici fuori scala, tempi di consegna più lunghi e un sistema di collegamenti che non regge il passo con la competitività nazionale ed europea.
Il dato più evidente riguarda il trasporto delle merci: distribuire prodotti in Sicilia costa dal 50,7% al 58,8% in più rispetto alla media italiana. Nessun’altra regione registra un divario simile. A questo si aggiungono i rincari dei noli marittimi e l’impatto dell’ETS europeo, che hanno ulteriormente aggravato la situazione.
Secondo lo studio commissionato dalla Regione Siciliana, l’insularità pesa 6,54 miliardi di euro l’anno, pari al 7,4% del PIL regionale: una “tassa invisibile” da 1.308 euro per ogni residente, neonati compresi. Un macigno che riduce i margini delle aziende, ostacola l’export e indebolisce la capacità di competere con i fornitori del Centro-Nord.
Il risultato? Per alcune filiere i costi di trasporto lievitano fino al 40%, i tempi di consegna si allungano di 12-24 ore, e la competitività sui mercati internazionali si riduce drasticamente. Un paradosso per un territorio che produce eccellenze richieste in tutta Europa.
In questo contesto, Galifi indica una strada chiara: infrastrutture moderne e misure compensative per l’insularità. Completare la Siracusa-Gela, realizzare finalmente la Ragusa-Catania, potenziare l’aeroporto di Comiso, modernizzare la rete ferroviaria e costruire il Ponte sullo Stretto non sono slogan, ma condizioni essenziali per garantire futuro e competitività.
«Accolgo con favore gli ordini del giorno approvati dai Consigli comunali e, recentemente,
dal Libero Consorzio Comunale di Ragusa – afferma Galifi –. Sono segnali importanti, ma
adesso servono fatti. È il momento di una grande mobilitazione del territorio: sindaci,
parlamentari, amministratori, categorie produttive, sindacati e cittadini devono unire le forze per chiedere con determinazione ciò che spetta al Sud-Est siciliano. Una vera e propria marcia su Palermo e Roma. Non chiediamo privilegi, ma pari dignità e pari opportunità».
Galifi sottolinea che senza infrastrutture adeguate e senza misure che compensino gli
svantaggi strutturali dell’insularità, non può esserci competitività, né un futuro di crescita per la Sicilia.
La politica, conclude, ha il dovere di trasformare gli impegni in opere: «Investire nelle
infrastrutture significa garantire sviluppo, occupazione e prospettive alle future generazioni».
