
Scenari 2026 si è messo alle spalle il suo ultimo week end. E lo ha fatto archiviando quattro giorni di firme illustri in una rassegna di autori e libri che quest’anno si è arricchita di nuove idee, nuovi momenti, nuovi eventi. Che ha saputo rinnovarsi ed innovare e che si chiude con la consapevolezza di avere ancora una volta regalato alla ‘sua’ Modica, la bellezza delle parole, delle note, dei versi. Dei pensieri e delle riflessioni. Dei personaggi, della letteratura. E non solo… In quel “Viva Modica” urlato anche domenica scorsa a fine serata dalla sua direttrice artistica Piera Ficili, anima del festival, cuore di Mondadori BookStore Modica e creatrice di questo mese di eventi straordinari –replicando peraltro ciò che disse nel giorno del vernissage lo scorso 20 giugno– c’è tutta l’essenza di Scenari e la forza del suo ideale e della sua presenza nella città.
“𝑺𝒄𝒆𝒏𝒂𝒓𝒊 𝟐𝟎𝟐𝟔 𝑓𝑖𝑛𝑖𝑠𝑐𝑒 𝑞𝑢𝑖, 𝑚𝑎 𝑖𝑙 𝑐𝑢𝑜𝑟𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝑐𝑒𝑛𝑡𝑟𝑜 𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑐𝑜 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑖𝑛𝑢𝑎 𝑎 𝑏𝑎𝑡𝑡𝑒𝑟𝑒 𝑜𝑔𝑛𝑖 𝑔𝑖𝑜𝑟𝑛𝑜. 𝑇𝑜𝑟𝑛𝑎𝑡𝑒 𝑎 𝑣𝑖𝑣𝑒𝑟𝑙𝑜, 𝑠𝑐𝑜𝑝𝑟𝑖𝑟𝑙𝑜 𝑒 𝑓𝑎𝑟𝑙𝑜 𝑣𝑜𝑠𝑡𝑟𝑜. 𝑇𝑜𝑟𝑛𝑎𝑡𝑒 𝑎 𝑝𝑎𝑠𝑠𝑒𝑔𝑔𝑖𝑎𝑟𝑒, 𝑖𝑛𝑐𝑜𝑛𝑡𝑟𝑎𝑟𝑣𝑖 𝑒 𝑣𝑖𝑣𝑒𝑟𝑒 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑖 𝑙𝑢𝑜𝑔ℎ𝑖 𝑖𝑛 𝑜𝑔𝑛𝑖 𝑠𝑡𝑎𝑔𝑖𝑜𝑛𝑒.
𝑮𝒓𝒂𝒛𝒊𝒆 𝑎 𝑐ℎ𝑖 ℎ𝑎 𝑐𝑟𝑒𝑑𝑢𝑡𝑜 𝑖𝑛 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝐹𝑒𝑠𝑡𝑖𝑣𝑎𝑙, 𝑎 𝑐ℎ𝑖 𝑙𝑜 ℎ𝑎 𝑠𝑜𝑠𝑡𝑒𝑛𝑢𝑡𝑜, 𝑎 𝑐ℎ𝑖 ℎ𝑎 𝑙𝑎𝑣𝑜𝑟𝑎𝑡𝑜, 𝑎 𝑐ℎ𝑖 𝑙𝑜 ℎ𝑎 𝑣𝑖𝑠𝑠𝑢𝑡𝑜 𝑒 𝑎𝑔𝑙𝑖 𝑎𝑢𝑡𝑜𝑟𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑙𝑜 ℎ𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑟𝑖𝑒𝑚𝑝𝑖𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑒𝑛𝑢𝑡𝑖. Cℎ𝑒 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑜 𝑐𝑖𝑜̀ 𝑐ℎ𝑒 𝑎𝑏𝑏𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑐𝑜𝑠𝑡𝑟𝑢𝑖𝑡𝑜 𝑖𝑛𝑠𝑖𝑒𝑚𝑒 𝑑𝑖𝑣𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑢𝑛 𝑠𝑒𝑚𝑒 𝑑𝑖 𝒃𝒆𝒏𝒆 𝒄𝒐𝒎𝒖𝒏e, 𝑑𝑎 𝑐𝑢𝑠𝑡𝑜𝑑𝑖𝑟𝑒 𝑒 𝑓𝑎𝑟 𝑐𝑟𝑒𝑠𝑐𝑒𝑟𝑒 𝑜𝑔𝑛𝑖 𝑔𝑖𝑜𝑟𝑛𝑜. 𝐿𝑎 𝑐𝑢𝑙𝑡𝑢𝑟𝑎 𝑢𝑛𝑖𝑠𝑐𝑒, 𝑐𝑟𝑒𝑎 𝑑𝑖𝑎𝑙𝑜𝑔𝑜 𝑒 𝑟𝑎𝑓𝑓𝑜𝑟𝑧𝑎 𝑙𝑎 𝑛𝑜𝑠𝑡𝑟𝑎 𝑐𝑜𝑚𝑢𝑛𝑖𝑡𝑎̀. 𝐺𝑟𝑎𝑧𝑖𝑒 𝑎 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑖 𝑒 𝑎𝑟𝑟𝑖𝑣𝑒𝑑𝑒𝑟𝑐𝑖 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑝𝑟𝑜𝑠𝑠𝑖𝑚𝑎 𝑒𝑑𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒”
E’ il post che Piera Ficili ha vergato a chiusura dell’evento e che racchiude, in poche parole, il ‘sentiment’ di questo mese intenso nei suoi week end che ha accompagnato la città in un cammino fatto di emozioni. E la scorsa settimana, le emozioni hanno preso vita già al giovedì, con Scenari al Tramonto, quando oltre trecento persone si sono affacciate dal Belvedere dell’Idria con Carlo Cottarelli in dialogo con il professore Paolo Magri su un tema delicato e difficile: Dopo le guerre che mondo ci aspetta? Cottarelli, tra i più autorevoli esperti di finanza pubblica nel Paese, ha raccontato parte di Senza giri di parole (Mondadori) il suo ultimo libro dove afferma che l’Italia e l’Europa devono smettere di raccontarsi favole tra debito pubblico, invecchiamento della popolazione, produttività stagnante, transizione energetica e rivoluzione tecnologica, affrontando invece la realtà del mondo che ci circonda, fatta di tanti ostacoli e di tensioni. Dove il futuro è incerto ed il presente pure peggio. Un’ora senza girare troppo attorno agli argomenti ma invece, plasmandoli e rendendoli facilmente comprensibili all’uditorio, attento e coinvolto dalla linearità del confronto e del dialogo.
Il fine settimana che ha chiuso la quinta edizione di Scenari 2026, ha avuto un altro momento intenso e partecipato venerdì 24, sotto la scalinata di San Pietro con Mario Calabresi. Il giornalista e scrittore, ha narrato Alzarsi all’alba (Mondadori). Prima affascinato dalla bellezza della scalinata assiepata da un pubblico che lui stesso ha definito “educato e partecipe” e che ha voluto fotografare e poi coinvolto dall’empatia che lui stesso ha creato con quanti hanno voluto ascoltarlo, Calabresi ha fatto riflettere sulle parole e i pensieri che narrano il libro ma che significano fasi di memoria personale unite alla storia collettiva e scritte con quello “stile profondamente umano” che definisce meglio di ogni altra considerazione chi è lui. Calabresi ha raccontato le fragilità e le possibilità della vita in un libro diventato traccia della prova di Italiano dello scorso Esame di Maturità (la più ‘usata’ e quella che “mi ha salvato” come gli hanno detto una ragazza e un ragazzo al momento del firmacopie). Con fare simpatico e ironico l’ex direttore de La Stampa e La Repubblica si è anche raccontato come fa nel libro, riflettendo sul tempo delle comodità, del tutto facile. Non rendendo ‘epica’ la fatica quanto piuttosto invitando il mondo degli adulti a farsi un esame di coscienza su come trasmette alle nuove generazioni il senso della conquista e del percorso per arrivarci. Un invito a riscoprire il valore della pazienza e della costanza ma anche del rivedere e rivedersi nel passato per avere migliore contezza di ciò che sarà. Tutto questo in simbiosi con il pubblico.
E in quel pubblico, c’era anche Franco Arminio, poeta, amico di Calabresi che sabato scorso ha conquistato tutti sul sagrato della Madonna delle Grazie con una superlativa lectio che è partita dal suo libro L’incredibile non si può dire a tutti (Rizzoli) ma che è poi spaziata su molti temi dello scibile umano. Sino a dedicare una poesia a Modica:
“Voglio sapere chi l’ha compiuto questo miracolo che si chiama Modica. I muratori del paradiso hanno fatto le scale, i balconi; voglio sapere chi ha posato ogni tegola, chi ha lavorato alle finestre, ai portali. Un miracolo non è detto che sai riconoscerlo, come non vedi da fuori e da lontano l’ammalato e la donna che è vedova da poco e un gatto che sta dormendo sul divano. Modica come una vasta ragnatela posata sul paesaggio: non si tratta di attendere una preda, è un modo per abitare insieme, di farsi compagnia nella crudeltà del tempo che passa. Modica somiglia a Matera, lì la città è scavata con le unghie, qui hanno fatto cento chiese. La forma è la stessa, fanno pensare a un imbuto queste case che sembrano rondini fissate in un cielo di pietra. A Modica c’è una sola strada e le altre la raggiungono come ruscelli e forse c’è un solo mondo, un solo dolore, una sola gioia e noi ci siamo dentro”.
E a Marianna Triberio che lo ha annunciato nella serata come ha poi ribadito in un post dopo l’evento, Arminio ha detto di essersi sentito “sciolto e commosso allo stesso tempo”, definendo questo ‘sentirsi’ “un intreccio raro”, sino ad affermare: “Sicuramente tornerò a Modica”
Più di 2.000 persone hanno celebrato il gran finale domenica 26 luglio, sulla scalinata di San Giorgio, stesso luogo dove tutto era tutto iniziato il 25 giugno con Emmanuel Carrère. In collaborazione con l’associazione Riad, ha chiuso Scenari 2026 uno dei cantautori più raffinati del nostro Paese: Antonio Dimartino. Dimartino è stata la voce suggestiva che ha accompagnato per quasi un’ora e mezzo il commiato di Scenari. Cifra artistica elevata, una simbiosi spontanea con il pubblico, la qualità della sua musica assieme a Fabrizio Cammarata a fare la differenze, l’abbraccio spontanea sogtto la suggestione di San Giorgio “nel posto più bello dove abbia mai suonato”, la sua cifra artistica elevata hanno dato pregio all’edizione 2026 del festival letterario di Modica. Una serata che ha visto esibirsi anche Claudio Covato, giovane talento di Rosolini che in musica, tra dialetto e italiano, racconta la vita. Un cantautore apprezzato che si è esibito davanti a quel muro di felicità umana che era la scalinata di San Giorgio. Dimartino, da par suo, ha costruito e guidato una serata tra introspezione, ironia e una forte sensibilità. Che lo hanno unito allo spirito di Scenari, tra testi malinconici e tanto intelligenti che fanno diventare le parole una musica e la musica in un sogno. Un saggio di qualità difficilmente eguagliabile e un modo perfetto per chiudere la stagione 2026 di Scenari, la sua quinta…
