
L’Etna torna al centro della ricerca scientifica internazionale con una nuova campagna di misurazioni dedicata allo studio dei fenomeni vulcanici. Dal 12 al 16 luglio scorsi, sul vulcano siciliano si è svolta un’attività sperimentale che ha coinvolto l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), l’Università di Ginevra e il Max Planck Institute.
L’iniziativa rientra nel progetto istituzionale INGV VT-CLAIM e ha avuto l’obiettivo di sperimentare tecniche innovative per lo studio diretto dei gas e delle particelle presenti all’interno della nube eruttiva, il cosiddetto plume.
Le operazioni si sono concentrate nell’area del cratere centrale di Bocca Nuova, dove i ricercatori hanno utilizzato una flotta coordinata di palloni aerostatici per raccogliere informazioni sulla composizione e sulla struttura della nube vulcanica.
Sono stati impiegati palloni di grandi dimensioni dotati di sonde multiparametriche, capaci di monitorare in modo continuo diversi elementi come anidride solforosa, anidride carbonica, idrogeno solforato e particolato.
Accanto a questi strumenti, per la prima volta sono stati utilizzati contemporaneamente anche palloni di piccole dimensioni all’interno di un plume attivo, con l’obiettivo di verificare la possibilità di realizzare una vera e propria tomografia tridimensionale della nube e ricostruirne la distribuzione nello spazio.
I dati raccolti e trasmessi in tempo reale alla stazione di terra potranno contribuire a migliorare i modelli utilizzati per interpretare i fenomeni eruttivi e rendere più efficace la valutazione del rischio vulcanico.
Un ruolo fondamentale nella riuscita dell’operazione è stato svolto dal Dipartimento Regionale della Protezione Civile della Sicilia, che ha garantito il supporto logistico necessario per le attività in quota.
In particolare, il DRPC Sicilia ha messo a disposizione un automezzo Mitsubishi PickUp per il trasporto delle bombole di elio fino all’area dei crateri sommitali, rispettando le normative previste per il trasporto di merci pericolose.
L’INGV ha espresso apprezzamento per la collaborazione istituzionale ricevuta, sottolineando l’importanza della sinergia tra enti di ricerca e strutture operative di protezione civile.
Una collaborazione consolidata nel tempo che punta a rafforzare la conoscenza del vulcano più alto e attivo d’Europa e, allo stesso tempo, a migliorare gli strumenti di prevenzione e sicurezza per le comunità esposte al rischio vulcanico.
