
La cenere dell’Etna, gli aeroporti che chiudono, riaprono e poi richiudono, e le inevitabili ripercussioni sul turismo. Con gli operatori del settore, albergatori in testa, costretti a fare i conti con le inevitabili lamentele dei clienti, derivanti dagli innumerevoli disagi che si stanno registrando. A ragusah24 parla il presidente provinciale di Federalberghi Ragusa, Giovanni Occhipinti, che fa il punto della situazione, evidenziando quello che non è tanto un calo in termini economici quanto una sorta di cattivo biglietto da visita, le cui ripercussioni per il futuro, ci si augura, non siano così nere come la fuliggine del vulcano.
“Chiaramente – dice Occhipinti – un evento del genere non doveva succedere, sta danneggiando la categoria e ad oggi si tratta di un disagio enorme che stiamo subendo, non solo noi come operatori del settore ma soprattutto i turisti che si trovano ad affrontare delle autentiche odissee. Siamo in altissima stagione, con i viaggi tutti organizzati che si prenotano con largo anticipo. Si tratta soprattutto di un problema di gestione della vacanza, dal momento che ci troviamo a fare i conti con uno sballottamento a destra e a manca dei clienti, con transfert e costi aggiuntivi. Sappiamo, tra l’altro, che la nostra zona non equivale, a livello di servizi e di trasporti, ad altre zone della Sicilia, come per esempio Taormina, dunque i nostri operatori si trovano a fare i conti con un’emergenza ma con i pochi mezzi di cui dispongono. I nostri Ncc, per esempio, non immaginavano certamente questo flusso enorme che poi si è sviluppato su Comiso, quindi hanno fatto avanti e indietro da Catania, con voli cancellati e disagi di ogni tipo. Noi albergatori siamo costretti a riproteggere i clienti che ritornano, ma molte volte chi non ha camere a sufficienza quelle stesse camere sono state già vendute a chi sta per arrivare. Una flessione dei ricavi? Non direi, proprio perché si tratta di vacanze già prenotate e già pagate, ma sicuramente non si tratta di un bel biglietto da visita in chiave futura e tutto questo ci fa pensare che bisogna organizzarsi in modo diverso”.
