Vittoria, addio a Teresa Floriddia: l’abbraccio della comunità

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Dolore e commozione questo pomeriggio a Vittoria per l’ultimo saluto a Teresa Floriddia, la donna di 40 anni morta nel tragico incidente stradale avvenuto mercoledì mattina nei pressi del mercato ortofrutticolo. I funerali si sono svolti nella Chiesa Madonna Assunta, dove familiari, amici e numerose persone si sono riuniti per accompagnare la giovane madre nel suo ultimo viaggio.

A celebrare le esequie è stato padre Prosper Ntabangana. Alla cerimonia hanno preso parte anche gli Scout Vittoria 1, insieme alle tante persone che hanno voluto manifestare la propria vicinanza alla famiglia.

Teresa Floriddia, sposata Sallemi, lascia il marito Gaetano e quattro figli, maschi, oltre ai genitori, ai fratelli e agli altri familiari.

Al centro dell’omelia di padre Prosper il dolore incomprensibile provocato dalla morte di una donna così giovane e, soprattutto, di una madre.

«In questo momento di dolore siamo qui e siamo senza parole. Non si può spiegare come e perché una mamma di 40 anni possa lasciare suo marito e quattro figli piccoli. La nostra mente non può capire», ha detto il sacerdote.

Un interrogativo al quale, ha sottolineato, non è possibile dare una risposta umana. «Noi oggi non siamo qui per capire. Siamo qui perché il Signore possa aiutarci ad andare avanti nonostante questo dolore terribile».

Padre Prosper ha quindi affidato alla fede cristiana il senso della celebrazione, richiamando le parole del Vangelo: «Chi crede in me, anche se muore, vivrà».

«Teresa credeva, credeva in Gesù morto e risorto. Quindi possiamo dire che Teresa non è persa», ha proseguito, ricordando anche una frase pronunciata in mattinata dal fratello della quarantenne: «La vita di Teresa non è finita, anzi continua».

«È vero che fisicamente non la vediamo, ma la sua vita continua in Dio. Ora è nelle mani di Dio – ha aggiunto padre Prosper –. Soffriamo noi che restiamo perché non vediamo colei che amiamo».

La morte di Teresa a soli 40 anni ha offerto al sacerdote anche lo spunto per una riflessione sulla fragilità dell’esistenza e sul valore da attribuire al tempo che ciascuno ha a disposizione.

«Ai nostri occhi la sua vita è stata troppo breve. Pensiamo che la morte sia solo per le persone anziane, ma il mistero della morte ci dice che tutti dobbiamo essere pronti perché non sappiamo quando il Signore ci chiamerà».

Una consapevolezza che, ha precisato padre Prosper, non deve trasformarsi in paura: «Non conta soltanto quanto viviamo, ma come viviamo». Da qui l’invito a vivere pienamente i rapporti con gli altri, la fede, la carità e la speranza.

A chi resta, padre Prosper ha affidato infine il messaggio che ha attraversato l’intera celebrazione: la speranza cristiana che «non delude perché fondata su Gesù, morto e risorto» e la certezza, nella fede, che Teresa non sia perduta ma abbia «trovato riposo in Dio».