Schifani: “Io fino al 2027. Il dibattito è stucchevole”. Ma solo adesso

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In politica, si sa, una settimana può essere un’eternità. Soprattutto quando basta qualche incontro romano per trasformare una crisi annunciata in un dibattito «stucchevole». È quanto accaduto al presidente della Regione siciliana, Renato Schifani, che oggi sembra quasi infastidito dalle voci su possibili elezioni anticipate. Peccato che, appena sette giorni fa, a dare fiato a quelle stesse voci fosse stato proprio lui.

Dopo aver annunciato una riflessione sulle decisioni da assumere, lasciando aperta anche l’ipotesi delle dimissioni, Schifani ha incontrato il segretario nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani, e il commissario regionale Nino Minardo. E se l’incontro non ha avuto come risultato quello di una ricandidatura, lo ha avuto, evidentemente, in termini di tenuta della maggioranza: niente dimissioni, niente elezioni anticipate, tutti al proprio posto fino al 2027.

Resta soltanto un piccolo dettaglio: se il dibattito è diventato stucchevole, qualcuno dovrebbe spiegare perché appena una settimana fa sembrava sufficientemente serio da indurre il presidente della Regione ad annunciare una riflessione sulle decisioni da assumere.

Naturalmente, in politica è legittimo cambiare idea. Anche dopo un confronto con i vertici del proprio partito. Quello che è meno convincente è comportarsi come se il dibattito fosse nato per iniziativa di qualche oppositore particolarmente fantasioso o di giornalisti in cerca di titoli.

La politica siciliana, del resto, ha una sua particolare capacità di trasformare le crisi in esercizi di equilibrismo: prima si lascia intendere che tutto sia possibile, poi si ribadisce che non cambierà nulla e infine si invita tutti a non parlarne più. Di gattopardismo, d’altra parte, in Sicilia ci si nutre da più di un secolo.