
Ragusa si conferma una delle poche realtà del Mezzogiorno in cui il numero degli occupati supera quello delle pensioni erogate. Ma il vantaggio, pur rimanendo significativo, si sta riducendo. È quanto emerge dalla nuova analisi dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, pubblicata oggi, 24 ottobre, che mette a confronto i dati del mercato del lavoro e quelli previdenziali relativi al 2025.
Nella provincia iblea si contano 120.889 occupati a fronte di 104.648 trattamenti pensionistici, con un saldo positivo di 16.241 unità. Un risultato che colloca Ragusa al 29° posto nella graduatoria nazionale tra 102 province e città metropolitane considerate dallo studio. Nel Mezzogiorno, soltanto altre tre realtà presentano un saldo positivo: Pescara (+3.454), Matera (+1.127) e Catania (+475). Ragusa è dunque quella con il margine più ampio.
Il dato, tuttavia, richiede una lettura attenta. Nella precedente rilevazione della Cgia, riferita al 2024, la provincia registrava 123.973 occupati e 103.640 pensioni, con un saldo positivo di 20.333 unità. Nel confronto tra le due rilevazioni, il vantaggio si è quindi ridotto di 4.092 unità, passando da oltre 20 mila a poco più di 16 mila.
La variazione è legata a due dinamiche: il numero degli occupati scende di 3.084 unità, mentre quello delle pensioni aumenta di 1.008. Ragusa conserva così la propria posizione favorevole, ma il restringimento del divario richiama l’attenzione sull’evoluzione dell’occupazione e sull’invecchiamento della popolazione.
Il quadro regionale è decisamente meno favorevole. Secondo la Cgia, nel 2025 la Sicilia presenta un saldo negativo di 186.462 unità, segno che il numero dei trattamenti pensionistici supera quello degli occupati. Ragusa e Catania sono le uniche province siciliane con un saldo positivo nella nuova rilevazione.
A livello nazionale, il rapporto tra occupati e pensioni si avvicina ormai a una situazione di equilibrio numerico: nel 2025 si contano circa 24,1 milioni di occupati e quasi 23,2 milioni di pensioni erogate. Negli anni Ottanta, ricorda la Cgia, il rapporto era invece di circa tre occupati per ogni pensione.
Tra i fattori che alimentano lo squilibrio figurano il calo delle nascite, l’aumento dell’aspettativa di vita, il tasso di occupazione contenuto e la diffusione del lavoro irregolare. L’associazione segnala inoltre che, nel periodo 2025-2029, circa tre milioni di persone usciranno dal mercato del lavoro, rendendo più urgente il ricambio generazionale.
Per le imprese, soprattutto quelle di piccole dimensioni, la questione riguarda anche la disponibilità di personale e competenze. La difficoltà nel sostituire i lavoratori che raggiungono la pensione rischia infatti di condizionare la capacità produttiva e le prospettive di crescita.
Per Ragusa, dunque, il saldo positivo rappresenta un elemento di controtendenza rispetto a gran parte del Sud, ma non equivale a una garanzia di equilibrio futuro. La riduzione registrata nell’ultimo confronto indica che il dato dovrà essere seguito negli anni, insieme all’andamento dell’occupazione e alla capacità del territorio di favorire l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro.
