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Perché il riso è arrivato rancido a scuola? Lo spiega il titolare della Stefano srl

Franco Flaccavento afferma che si è voluta cambiare la procedura di preparazione del riso per risparmiare tempo, ma questo avrebbe provocato la proliferazione della carica batterica nelle ore tra il confezionamento e la consegna

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Il problema è stato dovuto al fatto che si è voluta cambiare la procedura di preparazione del riso per risparmiare tempo. Prima è stato cotto tutto il riso, poi è stato raffreddato con l’acqua fredda e messo in un contenitore, infine sono state aggiunte le verdure. Probabilmente, poiché il riso nel contenitore era davvero tanto, all’interno ha mantenuto una temperatura sopra i 40 gradi, all’esterno si è raffreddato ed è così proliferata la carica batterica”.

Così Franco Flaccavento, titolare della Stefano srl, la ditta che per tre mesi ha avuto in gestione dal comune di Ragusa il servizio della mensa scolastica, cerca di spiegare cosa possa essere accaduto al riso giunto “rancido” nelle scuole dell’infanzia della città, e in primis alla Orso Mario Corbino, dove è scattato l’allarme. Flaccavento ha rilasciato le sue dichiarazioni ai microfoni di Sonia Iacono, di Video Regione, spiegando ancora che “nel momento in cui il riso è stato confezionato, e sono state messe le verdure passate, non emanava alcun cattivo odore o non ci saremmo permessi di consegnarlo. Il problema dev’essersi verificato nell’arco di tempo intercorso tra il confezionamento e la consegna, cioè quasi 3 ore. Sono andato personalmente nelle scuole – conclude il titolare della ditta – e ho appurato che effettivamente il cibo pizzicava un po’ e aveva un odore sgradevole. Per questo, abbiamo subito deciso di modificare il piano della preparazione”.

La Stefano srl prepara ogni giorno circa 1500 pasti e alla luce di quanto successo nelle ultime ore ha fatto sapere che sostituirà il riso con i timballi. Per oggi, dopo quelle di ieri dell’assessore Gianluca Leggio, sono attese delle dichiarazioni ufficiali da parte del sindaco Federico Piccitto.