Venerina Padua: “Ci vogliono sobrietà e autorevolezza. La nostra priorità sarà il lavoro”

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Venerina Padua, nata a Scicli 55 anni fa, si è laureata in Medicina a Milano, dove ha cominciato a svolgere la sua attività di pediatra, che poi ha proseguito in Provincia di Ragusa.

È sposata con Rosario Cannella ed è madre di due figli, Lorenzo e Flavia.

Il suo impegno in politica si è svolto prevalentemente al Consiglio Provinciale di Ragusa, dove è stata fino all’ultima legislatura consigliere del PD.

Nel 2008 è stata anche candidata a sindaco di Scicli.

Alle Primarie dei Parlamentari del Pd, lo scorso 30 dicembre, è stata la più votata con 1164 preferenze e per questo è stata collocata al terzo posto nella lista del Senato in Sicilia: di fatto, dunque, la sua elezione è assicurata.

 

 

Venerina Padua si ritrova terza nella lista del Pd al Senato, grazie alle Primarie: senza di esse probabilmente il nome che sarebbe stato collocato in posizione utile sarebbe stato scontato e non sarebbe stato il suo. Al di là di questa forma di “reazione” e di “correzione” all’abominio antidemocratico dell’attuale legge elettorale, c’è un aspetto che riguarda il processo di “rinnovamento” della classe dirigente del Partito Democratico: come vede questa fase?

Il Pd ha rispettato gli impegni che aveva assunto con gli elettori, rispetto al fatto che se questa legge elettorale, per una volontà precisa del centrodestra, non fosse stata modificata, avrebbe ugualmente trovato il modo di garantire agli elettori una modalità per esprimere la propria preferenza. Nonostante fossimo appena usciti da due turni di Primarie interne, grazie allo sforzo dei militanti e dei simpatizzanti, con grande entusiasmo si è riusciti a fare anche queste ultime: così è stato possibile stravolgere equilibri che si erano cristallizzati. Io non sono stata renziana, ma ringrazio l’intervento di Renzi che, con la sua presenza, ha facilitato questo processo di cambiamento. La rivoluzione c’è stata davvero e a me piace puntualizzare che per la prima volta è stata fatta anche per garantire una presenza femminile. Non si è trattato, ovviamente, di fare una “rottamazione”, ma di far sì che questa bruttissima legge elettorale non aumentasse la disaffezione dei cittadini dalla politica: in particolare in Sicilia, con le elezioni regionali, tutti noi avevamo avvertito che c’era questo sentimento nei cittadini, che si sentono frustrati, depauperati delle proprie scelte e dei propri diritti e anche disgustati da certi fatti. Tutti i partiti hanno certamente toccato con mano questo fenomeno, ma solo il Pd si è dimostrato sensibile, reagendo con questa scelta.

 

In Sicilia, dopo le esperienze dei governi Cuffaro e Lombardo, a ottobre ha vinto Crocetta: ma il 40% dei siciliani non è nemmeno andato a votare… Cosa si può fare per riportare questi elettori alle urne?

Io credo che la gente abbia bisogno di testimonianze e non più di parole: c’è bisogno di sobrietà e autorevolezza e anche di fare cose che non sono più rinviabili. Voglio dire che adesso dobbiamo pensare innanzitutto al tema del lavoro, il che vuol dire pensare agli esodati così come ai precari, ma soprattutto ai giovani: oggi solo 1 su 5 lavora e questo vuol dire che i nostri ragazzi non sono in grado di fare alcun progetto di vita. Molte donne hanno persino smesso di cercarlo, il lavoro. Inoltre penso – senza voler fare demagogia – che non si possano più chiedere sacrifici a chi non sa più a quali risorse attingere per farli: senza colpevolizzare nessuno, dobbiamo renderci conto che non esistono degli intoccabili e che i sacrifici bisogna farli tutti.

 

 

Personalmente lei cosa pensa del Governo Monti, come si sentirebbe a dovercisi alleare e come lo spiegherebbe ai suoi elettori?

Sono convinta che molte cose, in questo ultimo scorcio di legislatura, andavano fatte diversamente. Tuttavia sono pure convinta che bisogna riconoscere che era necessario questo passaggio e mi dispiace che la gente abbia dimenticato che la colpa non è di questo Governo ma di qualcuno che per vent’anni – e fino a pochi giorni prima di dimettersi – ha massacrato il nostro Paese e lo ha riempito di illusioni. È vero che ci sono alcune cose non condivisibili a cui si dovrà mettere mano (innanzitutto la questione delle pensioni) però non possiamo nemmeno dimenticare cosa ha ereditato Monti.

E mi piace ricordare che il Pd, nonostante l’anno scorso avrebbe potuto guardare al proprio interesse e chiedere le elezioni con la certezza di vincerle, ha dimostrato che c’è un amore più grande rispetto a quello per il proprio partito ed è l’amore per il proprio Paese. Adesso, certamente, sarà cura del prossimo Governo correggere le cose che è necessario correggere: mi stanno particolarmente a cuore la legge contro la corruzione e le misure contro l’evasione fiscale.

 

 

Se dovesse indicare a Bersani tre priorità per la Sicilia, cosa gli direbbe?

Certamente è una evenienza straordinaria che, in caso di vittoria di Bersani, possa realizzarsi una piena sinergia politica tra il Governo della Regione e quello nazionale: immagino che tutti insieme possiamo dare a questo territorio le risposte che aspetta.
Ovviamente è assolutamente prioritaria la questione degli aeroporti di Catania e Comiso: è insopportabile pensare di chinare il capo di fronte a questo ennesimo sopruso che rischiamo subire e ad un’Europa che, peraltro, si dimostra davvero schizofrenica disconoscendo strutture su cui ha già investito moltissimi fondi. Peraltro nella nostra provincia priva di autostrade e percorsa ancora dalle littorine laddove al Nord litigano sulla Tav, si tratta di una priorità di sopravvivenza economica. È necessario dare occasioni di respiro a una terra che ha ricchezze straordinarie.