Gli enti salesiani a Crocetta: “Sta buttando il bambino con l’acqua sporca”

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Crocetta rischia di gettare il bambino con l’acqua sporca e in questo modo di mandare a casa lavoratori e di lasciare centinaia, migliaia di ragazzi in mezzo a una strada. Reagiscono duramente gli enti di formazione professionale, principalmente gli enti cattolici, dopo che il Governatore ha annunciato di voler tagliare dal prossimo anno i corsi Oif (Obbligo istruzione e formazione): quelli, per intenderci, frequentati dai ragazzi che dopo la scuola media non intendono continuare a studiare ma avviarsi al mondo del lavoro.

 

 

Anche la direttrice del CIOFS (Centro italiano opere femminili salesiane) di Modica, suor Mariella Lo Turco, oggi ha preso carta e penna e ha scritto a Crocetta, per dirgli che “non avviare i corsi Oif significa isolare la nostra terra dalle politiche formative nazionali ed europee”.

Negli stessi giorni in cui in Lombardia hanno annunciato l’aumento delle iscrizioni e la qualificazione di questo tipo di formazione, infatti, in Sicilia rischiano di restare vittima della fretta con cui Crocetta vuole fare piazza pulita del passato in tutto il settore della formazione.

“E’ vero che possono esserci enti in Sicilia che non hanno operato correttamente in questo settore – dice suor Mariella – ma non per questo si può fare di tutta l’erba un fascio, né che si possono azzerare percorsi che nel resto d’Italia e d’Europa riconoscono prioritari e per di più ordinamentali”.

 

Lo stesso Crocetta, in passato, ha avuto occasione di lodare la qualità della formazione professionale in mano agli enti salesiani, tanto più che suo fratello Paolo, a Gela, ha lavorato per lungo tempo in uno di essi.

Ma ieri, nel corso della conferenza stampa in cui ha presentato il cosiddetto “pacchetto Tsunami” è arrivato il suo annuncio a sorpresa: “Col nuovo anno non si potranno iniziare nuovi corsi – ha detto – perché a volte se ne sono fatti alcuni con un solo studente che costano trecento mila euro. Ci pare troppo”.

 

Ma qui al Ciofs di Modica, sostengono che questo non sia vero: “Il numero minimo di iscritti per un corso è di 22 alunni e già negli anni passati non ne hanno autorizzati alcuni solo perché c’erano 21 iscritti. Se sapessimo che ci sono casi diversi da questi, saremmo i primi a denunciarli”, spiega Roberto Chiaramonte, che fa parte dello staff del coordinamento del Ciofs.
Qui sono molto preoccupati perché ci sono circa 140 ragazzi e non si sa che fine faranno, oltre al fatto che i dipendenti non prendono lo stipendio da 7 mesi e rischiano di perdere il lavoro. 

“Già quest’anno – spiega Chiaramonte – è in bilico il decreto di finanziamento per i corsi del terzo, quarto e quinto anno: sappiamo che la Corte dei Conti lo ha autorizzato, ma non è ancora stato pubblicato. Questo vuol dire che da gennaio stiamo andando avanti a nostro rischio, oltre al fatto che attendiamo da mesi l’erogazione delle somme che ci deve la Regione e possiamo farlo solo perché ci sono congregazioni religiose che ci sostengono”.

I legali dell’ente di formazione, a tal proposito, hanno già scritto alla Regione dicendo che, senza risposte in tal senso, “dall’11 marzo verrà avviata la procedura di mobilità per cessazione dell’attività dell’Ente”.

 

Insomma una realtà che opera dal 1970 e dal 2000 è accreditata come ente per l’obbligo formativo e si è occupata per tutto questo tempo di centinaia di ragazzi nei suoi due corsi (operatore grafico e operatore amministrativo segretariale) rischia di scomparire.

Ma noi abbiamo davvero operato contro la dispersione scolastica, prendendoci cura dei ragazzi uno ad uno”, racconta suor Mariella, ricordando i casi di giovani che ha letteralmente tolto dalla strada, occupandosi di loro e di tenere i rapporti con le loro famiglie. 

 

Le contraddizioni della Regione non finiscono qui: “La Regione ha già fatto la circolare per l’iscrizione ai corsi 2013-2014 – spiegano suor Mariella e il suo staff – e noi ci stiamo attenendo a quella. Abbiamo fatto l’orientamento e ci sono ragazzi che si sono iscritti. Non sappiamo come comportarci”.

 

“Ma – conclude suor Mariella – se chiudere la formazione professionale significa far quadrare i conti della Regione, non significherà sicuramente dare dignità alle esigenze formative della nostra isola e rispondere ai bisogni dei ragazzi. Riempirsi la bocca con programmi di politica attiva del lavoro in un tempo di crisi, senza creare le condizioni e i presupposti formativi professionalizzanti è solo utopia e annuncio privo di fondamento”.