M5S, PdL e Pd ancora senza candidato. Si fanno strada gli outsider

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Il Movimento 5 Stelle, il Popolo delle Libertà e il Partito Democratico, cioè i principali tre partiti della città in termini di consensi (stando ai risultati delle ultime elezioni), non hanno ancora il loro candidato alla poltrona di primo cittadino. Non solo non ci sono indicazioni ufficiali, ma anche i “papabili” sembrano scarseggiare.

 

 

Il Movimento 5 Stelle pare – ma non è stato possibile porre domande a referenti ufficiali e dunque ottenere risposte ufficiali – sia alle prese intanto con la composizione delle liste: anche per questo ha organizzato un incontro con la cittadinanza venerdì scorso, cercando di coinvolgere innanzitutto le donne, indispensabili per garantire il rispetto delle quote di genere. Ovviamente il M5S dovrà trovare anche un candidato a sindaco “credibile”, se vorrà mettere a frutto quel patrimonio di voti che ha conquistato fino ad ora.

Dato per certo il ballottaggio, il M5S potrebbe arrivarci più facilmente degli altri, non foss’altro che per l’effetto trascinamento che il successo nazionale e regionale del Movimento determinerà prevedibilmente un po’ ovunque, anche nelle realtà locali.

 

Gli altri candidati dovranno spartirsi la quota restante di elettorato e si prospetta una frammentazione non indifferente sia degli uni che degli altri.

La possibilità di comporre grande coalizioni intorno ai grandi partiti sembra quasi impossibile allo stato attuale.

 

A destra il PdL sta adottando la strategia che il deputato nazionale, nonché coordinatore provinciale Nino Minardo sta impostando in tutti i Comuni in cui si andrà al voto: incontri ampi e ricerca della soluzione migliore, senza avanzare primati o pretendere investiture. “Ovunque c’è l’esigenza di provare a mettere insieme l’area moderata – dice Minardo – e nel caso particolare di Modica l’area di tutti coloro che si sentono alternativi all’attuale amministrazione”. Di incontri se ne sono già fatti parecchi e vi hanno partecipato tutti, da Carmelo Scarso, attuale presidente del Consiglio comunale ma sempre più attivo nella riorganizzazione di un’area di destra sociale, fino all’ex vicesindaco Giorgio Cerruto che si era già proposto come candidato ma non si sta attivamente muovendo per questo, passando per l’ex sindaco Piero Torchi, che prevedibilmente si ritaglierà un ruolo – anche se non necessariamente diretto – nel contesto della prossima competizione.

 

Il fatto è che a sottrarre una porzione di elettorato al centrodestra ci saranno sicuramente Ignazio Abbate, sotto il simbolo dell’Udc, già lanciatissimo da mesi, e Mommo Carpentieri: nonostante l’ambigua collocazione di Territorio tra il centro e il centrosinistra, è indubbio che l’elettorato personale di Carpentieri sia più di destra che di sinistra e rosicherà voti da quella parte.

Non è chiaro anche quale sarà il ruolo di Centro Democratico, dove sono confluiti contemporaneamente sia Antonio Borrometi, probabilmente propenso a sostenere Carpentieri, sia Tato Cavallino, che invece vorrebbe restare coerente con le scelte fatte in questi anni, continuando a sostenere quella che sarà la successione di Antonello Buscema.

 

Su questo punto, però, le cose si mettono male per il Partito Democratico, che è sempre più in difficoltà: l’attuale assessore Giovanni Giurdanella pare abbia infatti ritirato la propria disponibilità alla candidatura, per cui resterebbero in campo i nomi del segretario generale della Cgil Giovanni Avola e di Ezio Castrusini, fino a poco tempo fa vicecoordinatore ed esponente molto vicino al sindaco uscente.

Ma il Pd deve innanzitutto decidere la strategia, dunque se provare a costruire un’ampia coalizione di centrosinistra o allargarsi verso il centro. “Stiamo facendo incontri molto fitti in questi giorni – spiega il coordinatore Giancarlo Poidomani – e da parte nostra c’è l’apertura a candidature rappresentative di una più ampia coalizione. Ci sarebbe piaciuto fare un percorso con una sinistra unita e ci dispiace che qualcuno se ne sia già tirato fuori”. È il caso di Libera Modica, che rappresenta un’area di estrema sinistra e che ha già ufficializzato la candidatura dell’avvocato Simona Pitino.

 

A questo punto il Pd, potrebbe anche guardare verso il centro, dove negli ultimi giorni è emersa l’ipotesi di una candidatura di Marisa Giunta, già candidata alle nazionali nella lista di Monti, che potrebbe coagulare intorno alla sua figura e alla sua esperienza un consenso trasversale e rappresentare una credibile alternativa per una ampia fascia di professionisti, imprenditori e liberi cittadini. Al momento la Giunta non conferma né smentisce, ma pare che il coinvolgimento intorno a questa ipotesi si stia formando anche spontaneamente e con un certo fermento.

 

Tra tutte queste proposte in campo – è questo il vero problema – sembrano ridursi ogni giorno le possibilità di dialogo e di sintesi: spuntarla al primo turno e arrivare al secondo, in un contesto di tale frammentazione, potrebbe dipendere da scarti minimi e, a questo punto assolutamente imprevedibili.