Rifornimento pozzallese non paga le accise, stralciata la posizione dell’ad Eni Scaroni

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Prosciolto dalle accuse di sottrazione al pagamento dell’accisa sugli oli minerali e di frode nell’esercizio del commercio l’amministratore delegato dell’Eni Paolo Scaroni,  difeso dall’ avvocato Alberto Moro Visconti (nella foto). Il giudice del tribunale di Modica ha accolto la richiesta formulata dal difensore, e alla quale si era associato il vice procuratore onorario Diana Iemmolo, dopo che questi aveva prodotto documentazione dalla quale si evinceva che fra le deleghe di Scaroni, nella qualità di rappresentante legale della società titolare della concessione dell’impianto in questione, non c’era quella relativa alla distribuzione del gasolio. Stralciata quindi la posizione di Scaroni, con la formula per non aver commesso il fatto, che era stato chiamato a rispondere dei reati in concorso con il pozzallese Giorgio Palermo, gestore dell’impianto di distribuzione carburanti dal quale sarebbero state effettuate operazioni di miscelazioni non autorizzate. La vicenda della quale si è trovato a rispondere l’ad dell’Eni è scaturita da un prelievo di campioni di olio da gas uso autotrazione effettuato nel febbraio del 2011 da parte dell’Ufficio delle Dogane di Siracusa. I campioni venivano fatti analizzare dal laboratorio chimico che certificavano la non conformità alla norma. Dunque veniva venduto un prodotto di diversa qualità rispetto a quello indicato. Ecco allora che scattava la denuncia. Il procedimento è proseguito in capo al Palermo, 43 anni, difeso dall’avvocato Raffaele Pediliggieri. In aula hanno testimoniato i due funzionari che eseguirono i prelievi di campioni nella pompa incriminata e dai quali risultò che il prodotto era già chimicamente alterato.  Miscelato con altre sostanze, come l’acqua ragia o il petrolio, col risultato di abbassarne il punto di infiammabilità. Il procedimento proseguirà ad ottobre.