Peppe Sammito: “Lasciamo una città pronta a ripartire”

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L’adozione del Piano Regolatore Generale è uno degli ultimi atti dell’era di Antonello Buscema. “E’ un atto indispensabile per riportare regole e serietà”, ha detto più di una volta in questi giorni l’assessore all’Urbanistica Giuseppe Sammito, che ritiene – essendo stato l’unico componente della Giunta che ha affiancato il sindaco per tutto il corso dei cinque anni, prima con la delega al bilancio, poi con quelle ai Lavori Pubblici e all’Urbanistica – che questo ripristino delle regole e della serietà sia stato più in generale la cifra del lavoro di questa Amministrazione.

 

L’Amministrazione comunale ha commentato con grande entusiasmo il risultato dell’approvazione del Piano regolatore generale. E’ vero che ci sono voluti trent’anni per arrivarci, ma è altrettanto vero che per questo il Piano adottato è già “vecchio” di trent’anni. Con uno sforzo di realismo, a cosa potrà essere utile alla città? E pensa che comunque chi arriverà ad amministrare il Comune di Modica tra pochi mesi potrà trarne un’utilità o farà bene a pensare di farne redigere subito un altro?

L’abbiamo commentato come un passaggio molto importante, innanzitutto perché determina la fine di una lunga fase in cui – non solo per problemi di procedura ma anche per resistenze di sostanza – il nostro territorio è rimasto in balìa della discrezionalità.

Il Piano è in ogni caso fondamentale per riprendere finalmente un filone di regole e di serietà. È come tra il bufalo e la locomotiva: la differenza salta agli occhi.

Mi sembra strano che tanti di quelli che parlano ogni giorno da ogni pulpito ora non abbiamo trovato una parola da spendere al riguardo: né per dire bene, né per dire male, né per argomentare su eventuali criticità.

Tuttavia il Piano è stato adottato ed è questo ciò che conta. Adesso, prima di ogni altra cosa, dovranno essere esaminate le osservazioni che perverranno dai cittadini, in modo tale che si passi alla sua definitiva approvazione.

In seguito, sarà bene riprendere la pianificazione urbanistica, in modo del tutto diverso dagli ultimi 30 anni. Penso a una progettazione nuova, gestita per obiettivi contenuti e non per macro varianti, attenta al recupero, imperniata sul valore del centro storico e del territorio, non affidata a progettisti che vivono lontano centinaia di chilometri da Modica.

 

Lei stesso ha parlato di “scempi” al territorio che con il Piano precedente si sono dovuti “subire”. In questi anni vi siete trovati a “difendere” alcuni di questi scempi, dall’edificio in costruzione sulla collina dell’Itria a quello di via Quasimodo. Qual è stata e qual è la sua posizione riguardo a questi casi?

Abbiamo sempre pensato che la cosa più giusta e urgente da fare fosse proprio accelerare al massimo sul nuovo Piano regolatore, per impedire che casi simili potessero verificarsi ancora.

Rispetto al vecchio Piano, infatti, quelle autorizzazioni erano formalmente in regola e addirittura dovute. Non si possono mettere in imbarazzo i funzionari che istruiscono e firmano le carte. E non si può amministrare facendo finta di essere uno che passa lì per caso, senza responsabilità.

Proprio per questo è stato fondamentale che l’amministrazione abbia spinto molto sul punto del Piano regolatore.

Si sbaglia di grosso chi pensa che il Commissario avrebbe adottato il piano da solo, senza un orientamento dell’amministrazione, senza che dimostrassimo una determinazione assoluta per il raggiungimento di questo risultato, al punto da esserci battuti per affermare la nostra interpretazione sulla Vas, al punto – soprattutto – di non aver anteposto alcun interesse particolare a quello generale.

L’interesse generale era l’adozione del Piano regolatore e noi abbiamo avuto il coraggio, che altri in passato non hanno avuto, di perseguirlo fino in fondo e di raggiungere l’obiettivo.

 

Lei ha affermato anche che il Comune di Modica è stato osservato da certi uffici della Regione come un ente da cui poteva derivare ogni tipo di forzatura riguardo alla gestione del territorio. Come stanno le cose?

Stanno che, per anni, si è volutamente trasmessa l’idea che a Modica si potesse fare di tutto, del territorio come delle casse comunali. Un delirio di onnipotenza che non poteva più continuare.

 

Più di una volta sono stati sollevati dubbi anche su una gestione non proprio trasparente delle pratiche, sul funzionamento dell’Ufficio urbanistica, sulla qualità del rapporto con i professionisti e le imprese. Come stanno le cose dal suo punto di vista?

Già in un’altra occasione ho detto che, per come conosco i funzionari fondamentali, la trasparenza è fuori discussione. Certo, sarebbe necessaria una maggiore dotazione di risorse umane, ma questo è un punto più generale, che attiene anche al numero e alle caratteristiche delle professionalità esistenti al Comune di Modica.

Ma i tempi in ogni caso devono essere accelerati e, a questo fine, sono importanti sia il nuovo Piano regolatore che le dotazioni materiali dell’ufficio.  

Abbiamo voluto fortemente riorganizzare la logistica degli uffici tecnici, con il trasferimento al Palazasi. Questo ha aiutato, ma il percorso individuato si concluderà quando, a breve, gli uffici saranno dotati di nuovi computers, linee internet e altri strumenti di supporto pratico che stanno per essere installati. Voglio lasciare funzionante un sistema di collegamento informatico tra gli uffici del Comune, i cittadini e gli studi dei professionisti.

Nel rapporto con loro e con le imprese c’è molto da migliorare, da entrambe le parti. Non lo dico a caso: imprese che hanno avuto autorizzazioni SUAP con procedure semplificate e velocizzate hanno poi lasciati incompiuti orribili capannoni; anche questi sono scempi da denunciare fermamente.

 

Ha fatto riferimento alla situazione delle casse comunali, all’inizio della vostra Amministrazione. Lei stesso per primo se ne è occupato da assessore al Bilancio, prima di acquisire le deleghe ai Lavori pubblici e infine all’Urbanistica. Come riassumerebbe l’esperienza di questi cinque anni?

Un percorso molto impegnativo ma necessario. Un’esperienza dura, non agevole.

La situazione di Modica, in questi cinque anni, ha avuto caratteri di straordinarietà, ben oltre le previsioni: ci siamo più di una volta trovati a decidere se assumerci la responsabilità di scelte straordinarie, principalmente sul fronte finanziario. Se questo per noi ha avuto priorità assoluta è stato perché si è trattato in realtà di salvare Modica dal disastro irreversibile e perché siamo stati convinti che solo su una solida base si può costruire un solido futuro.

Questo ha comportato un lavoro sotterraneo, non eclatante, non volto al consenso immediato: impostare un metodo, chiarificare i punti di partenza, stabilire una progressione delle possibilità, lavorare con le risorse umane e materiali che hai, non con quelle che vorresti avere e non hai.

Sono orgoglioso di avere lavorato con un sindaco come Antonello Buscema e con persone che mi hanno arricchito dentro, amministratori e funzionari del Comune.

 

In conclusione e in sintesi, cosa lascia questa Amministrazione alla città e da cosa dovranno ripartire – a suo avviso – i prossimi amministratori?

Io direi che questa amministrazione lascia, in generale, una impronta di lavoro sulle questioni strutturali (il piano regolatore, il piano di risanamento finanziario, un impianto chiaro di scelte e di priorità sulle opere pubbliche, il cimitero, le istituzioni culturali): le cose che rimangono nel tempo, che cambiano davvero il percorso di una città verso il proprio futuro.

Lascia anche – io penso – un impianto di sobrietà che sarebbe bene tenere nel debito conto anche in futuro. Il nostro atteggiamento politico è stato quello della “normalità”, intesa come misura nel linguaggio, come costanza, concretezza e progressione nel metodo, come franchezza e fermezza nelle risposte. Questo ci ha consentito di metterci alla pari delle persone, di metterci all’ascolto. E di guardare al futuro, insieme alla città, con ambizioni proporzionate e aspettative oneste, ma soprattutto con la coscienza della fatica che ci vuole per realizzarle.

E questa amministrazione lascia, soprattutto, la possibilità che da qui si possa ripartire con un nuovo slancio: noi ci siamo impegnati a ripristinare le basi sui cui Modica potrà costruire nuovi livelli di miglioramento, di crescita, di sviluppo.