Ore decisive per il Circolo di Ragusa del Partito democratico

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Un lungo e sferzante documento indirizzato al segretario Peppe Calabrese infrange quella cortina di assordante silenzio che, dal giorno del ballottaggio, aveva avvolto il Circolo di Ragusa del Partito democratico. Dichiarazioni amare a firma dei quattro componenti della segreteria che martedì scorso avevano rassegnato “irrevocabili” dimissioni, “ritenendosi corresponsabili di tutte le decisioni assunte”.
La questione affrontata nel corso del coordinamento cittadino, attualmente in corso a Ragusa alla presenza del segretario regionale Giuseppe Lupo e del componente del coordinamento regionale Enzo Napoli.
Riccardo Schininà, Alessandra Vicari, Alessandra Sgarlata ed il tesoriere Roberto Lo Frano denunciano l’indisponibilità del segretario cittadino a dimissioni collegiali della Segreteria, nonostante fosse stata presentata una richiesta scritta a firma della maggioranza dei componenti, e spiegano di aver ritenuto di dover di agire di conseguenza.
Nel documento vengono evidenziati inequivocabilmente i motivi che hanno determinato la “bruciante e travolgente sconfitta elettorale” subita nel turno di ballottaggio dalla coalizione di cui faceva parte il PD.
“Riteniamo che una così devastante sconfitta – scrivono – sia frutto di una serie di errori politici che la segreteria ha commesso nei confronti del partito stesso e del suo elettorato. La genesi della candidatura di Giovanni Cosentini, come candidato di una pseudo-coalizione di centrosinistra, ha origine dalla sconfitta alle elezioni regionali, con la mancata elezione del segretario Peppe Calabrese all’ARS. Da allora la segreteria non è più riuscita a mettere in campo un progetto o una linea politica veramente concertata e lungimirante”.
Crollano le diverse tesi sbandierate in campagna elettorale dall’intera compagine di Calabrese, riaffiorano tutte le contraddizioni oggetto di lunghe critiche sia all’interno che all’esterno del partito.
Dal mancato raccordo con le diverse forze tradizionalmente di centrosinistra, fatto che “non può e non deve essere imputato esclusivamente alle altre forze politiche”, alla scelta di imbarcarsi “in un percorso di avvicinamento al movimento politico dell’ex-sindaco della Città”, degenerato nell’appoggio ad un esponente politico chiaramente non in linea con la voglia di cambiamento dell’elettorato.
“La segreteria non ha avuto la forza e il coraggio di opporsi ad una siffatta situazione che, per quanto sponsorizzata dal livello regionale, ci costringeva a stare in coalizione con gli avversari politici contro i quali il partito aveva inteso rivolgere una opposizione intransigente, che non di rado sfociava in duri scontri con il sindaco Dipasquale e che in svariate occasioni ha portato alla presentazione di atti ufficiali all’autorità giudiziaria per appurare la liceità di determinate decisioni o comportamenti assunti dalla sua amministrazione”. Ed ancora, “non ha avuto il coraggio di fare prevalere la linea politica, che con buona probabilità era quella maggioritaria all’interno della segretaria stessa, ovvero quella che non si poteva mettere in piedi una coalizione totalmente innaturale rinnegando i 7 anni di opposizione precedenti e che vedeva coinvolti soggetti le cui differenze sono tali e tante che non potevano e non potranno mai essere fautrici di rapporti chiari, limpidi, di fiducia reciproca e di garanzia per un progetto serio e credibile per la nostra città”.
Rammarico perfino per non aver saputo preservare la sopravvivenza del partito e dei propri eletti nel momento in cui si sarebbe dovuto “con tutti i mezzi possibili imporre al candidato sindaco la stipula di un apparentamento tecnico, in modo tale da garantire l’elezione di 4 consiglieri comunali, fra i quali ce ne sarebbero stati due espressione della segreteria”.
Una gestione “priva di senso logico da qualunque punto di vista si osservino le cose. Una volta imbarcati in una coalizione così innaturale e priva di senso – concludono i firmatari del documento – non si capisce perché accettare il sostegno pubblico dell’ex-assessore Barone, per poi non formalizzarne l’apparentamento”.