Ospedale Maggiore: le promesse non finiscono mai

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Parole al vento. Come la polvere che si alza da quello che dovrebbe essere un ampio parcheggio al servizio dell’ospedale “Maggiore” di Modica, sottostante la nuova ala. Una “piazza d’armi”, un percorso di guerra, un angolo di Beirut dopo un bombardamento israeliano, uno sterrato per motocross? Niente di tutto questo: un parcheggio con nuvole di polvere in estate, una distesa di fango e pietre sporgenti in inverno. Passano le stagioni, arrivano i commissari all’Azienda sanitaria provinciale di Ragusa, volano le promesse. Come parole al vento. Non si trovano i soldi per qualche manciata di asfalto, così come non si trovano i soldi per pulire le aree esterne di un ospedale comprensoriale che sembra dimenticato da tutti. Ma la polvere e il fango non sono, ovviamente, gli unici problemi. Sono, certo, i più visibili. I più palpabili, se volete. C’è, poi, quello, sempre più grave dal punto di vista sanitario, del pronto soccorso in continua emergenza. L’Asp aveva promesso di potenziarlo, di renderlo più efficiente, di dotarlo di più personale. Le ultime promesse in tal senso – subito applaudite, con la solita soddisfazione, da diversi politici – risalgono al periodo compreso fra il Natale del 2012 e il Capodanno del 2013. Poi, è arrivata la Pasqua e, adesso, sta per arrivare Ferragosto. Intanto, il pronto soccorso, di giorno o di notte, è sempre un girone infernale tra attese, bivacchi, mancanza di personale ausiliario. Sopravvive solo grazie ai sacrifici dei medici, degli infermieri e dei parenti dei pazienti. Fino a quando bisognerà sopportare gli sberleffi delle promesse dei direttori generali o dei commissari di turno dell’Asp? Altre parole al vento? Speriamo di essere smentiti.