Omicidio Di Grandi, “un crimine commesso con spietatezza”

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Un crimine commesso in modo particolarmente cinico, con spietatezza e crudeltà. Così il neo dirigente della squadra mobile di Ragusa ha definito l’omicidio di Salvatore Di Grandi, ex cameriere 66enne, ucciso alle undici di ieri sera con tre colpi di pistola calibro 3 e 35, uno dei quali lo ha raggiunto al centro della fronte. Ad esplodere i colpi sarebbe stato – secondo quanto riferito dagli investigatori della squadra mobile e della sezione volante di Ragusa –  Giovanni Caruso, barista 36enne, che ha agito insieme ad Alfredo Scatà, un muratore 47enne, entrambi pregiudicati. Concitati i momenti che hanno portato all’identificazione e al fermo per indiziato di delitto dei due. I tre – hanno riferito gli investigatori – si erano incontrati ieri sera in un bar, dove erano soliti vedersi, anche se da tempo non vi erano state particolari frequentazioni. Dopo aver bevuto e chiacchierato, si erano spostati in un altro bar dove hanno continuato a bere. Il tutto in modo assolutamente naturale e per nulla sospetto, secondo quanto avrebbero riferito alcuni testimoni. Subito dopo sono saliti sulla fiat punto della vittima che li stava accompagnando a casa. A fianco al Di Grandi era seduto lo Scatà, nel sedile posteriore il Caruso. Secondo gli investigatori –  che hanno lavorato instancabilmente insieme al magistrato Claudia Maone – sarebbe stato proprio questi a tirare con una mano il freno a mano, e con l’altra esplodere i tre colpi di arma da fuoco. I due poi, si sono inizialmente dileguati insieme e poi si sono separati. Ore concitate fatte di testimonianze, reperti anche organici raccolti dalla polizia scientifica sui luoghi, perquisizioni domiciliari, verifiche di traffico telefonico. Gli investigatori scavando nella cerchia di conoscenze della vittima, nell’immediato hanno escluso i familiari, e poi hanno scandagliato frequentazioni e luoghi abituali, sino a giungere ai nomi di Scatà e Caruso. La prima perquisizione, piuttosto determinante, è stata proprio quella a casa di Scatà, che aveva evidenti ecchimosi ad un occhio, ferite agli arti, al viso e al torace, come chi sbatte violentemente contro un airbag. Subito dopo la polizia è giunta da Caruso, che all’alba, era regolarmente a lavoro. A casa sua, tra l’altro, gli uomini della mobile hanno trovato, ben nascoste due pistole, piuttosto particolari, una 7,65 e un revolver calibro 38, che sono riproduzioni modificate, con una spiccata capacità offensiva, difficili da controllare. Non è stato possibile recuperare, invece, l’arma del delitto. Secondo quanto avrebbe riferito il Caruso, se ne sarebbe disfatto buttandola in un cassonetto della spazzatura. Notizia che si è appresa alle sei del mattino, quando già i mezzi della nettezza urbana avevano proceduto alla raccolta, e avevano già conferito in discarica, dove il tutto era stato compattato. Ciò che suscita maggiore stupore è il movente che ci sarebbe dietro questo efferato delitto. Pare che tre anni fa in un bar, la vittima e il Caruso stessero bevendo insieme. Inspiegabilmente il Caruso avrebbe tolto le scarpe, un gesto che avrebbe indispettito il Digrandi che lo avrebbe strattonato, urlandogli contro. Una umiliazione – a detta dell’omicida – il cui ricordo avrebbe serbato per anni sino al momento di fargliela pagare.