Giacchi: “Bene l’indagine sulle Aste, ma il problema restano le banche”

2

“La situazione non potrà mai migliorare se le banche continuano a tenere i rubinetti ben chiusi. In questo modo le aziende continueranno a fallire ed i beni messi all’asta”. A dichiararlo Angelo Giacchi, l’imprenditore vittoriese che per 4 giorni ha fatto lo sciopero della fame davanti alla Prefettura per denunciare l’atteggiamento degli istituti di credito ed il sistema delle aste.

“La dinamica dei prestiti bancari, come ha riportato l’Ansa- dichiara Giacchi- ha mostrato, a fine ottobre 2013, un assestamento. L’Abi afferma infatti che il totale dei prestiti si colloca ad un meno 3,8%. I prestiti a famiglie e società non finanziarie ammontano a meno 3,5%. Se paragoniamo questo dato con quello dell’ottobre 2012, poi, ci troviamo di fronte ad un meno 23%”.
Quello che più mi sorprende- continua Giacchi, è che, nonostante le belle parole, nulla è cambiato nell’atteggiamento che le banche hanno verso i loro clienti. Lo dimostrano le dichiarazioni rilasciate nel corso dell’incontro di confronto fra Unicredit e gli imprenditori siciliani, svoltosi ieri a Palermo, da Ivan Lo Bello, presidente di Unicredit, secondo cui bisogna puntare sull’agroalimentare di qualità, settore trainante dell’export.   Nel frattempo, però, diminuiscono il credito alle imprese ed alle famiglie. In questo modo in Europa non esporteremo più i nostri prodotti, ma direttamente i siciliani, costretti a cercare lavoro all’estero.  Anche l’amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni, ha riportato alcuni dati relativi alle somme erogate dallo stesso istituto di credito ed ha affermato che, come banca, attendono solo di ricevere domande di credito giusta, per investimenti. Peccato però che, per esperienza personale e dai racconti di imprenditori a me vicini, noi non abbiamo finora trovato questa apertura in nessun istituto di credito”.

A proposito delle indagini portate avanti dalle Forze dell’Ordine per smantellare il cosiddetto “sistema delle aste”, poi, Giacchi continua a dirsi soddisfatto, ma ribadisce la necessità di non distogliere lo sguardo dal punto in cui, a suo modo di vedere, tutto ciò ha origine: le banche. Per questo appena martedì, insieme ad altri imprenditori, ha manifestato davanti alla sede della Banca d’Italia di Ragusa per chiedere maggiori controlli sulle banche italiane. “Dall’incontro con il direttore, Mario Coco, è nata la decisione di presentare degli esposti alla Banca d’Italia sulle anomalie che sono state registrate, anche da me personalmente- racconta-, nei rapporti bancari. Invito a tal proposito tutti coloro i quali ritengono di aver subito dei soprusi a seguire questa procedura. Siamo di fronte a casi di anatocismo bancario (il fenomeno, illegale, secondo cui gli interessi a debito del correntista vengono liquidati con frequenza trimestrale, mentre quelli a credito con cadenza annuale), ad episodi in cui le banche hanno fatto lavorare le imprese in extrafido, aumentando da 2 a 4 punti gli interessi passivi, ad una consuetudine  inspiegabile secondo la quale agli imprenditori del meridione viene applicato un tasso di interesse passivo di 4 o 5 punti più elevato. La stessa banca, per intenderci, ad un imprenditore siciliano chiede l’8%, ad uno lombardo il 4. Per questo aspetto spesso le banche si giustificano affermando che che le imprese meridionali sono statisticamente più a rischio. Se le banche ci trattassero in egual maniera, però, non sarebbe così. Quello che chiediamo è, insomma, una maggiore chiarezza nel rapporto con le banche”.

I numeri: i beni all’asta salgono a 911

Cresce senza sosta il numero dei beni immobili messi all’asta in provincia di Ragusa. Mentre c’è chi manifesta, chi sospende scioperi della fame e mentre proseguono le indagini per smantellare il presunto “sistema” che vi starebbe dietro quel numeretto continua a salire, senza soluzione di continuità. Ed è così che se fino a mercoledì 11, all’indomani dall’avvio dello sciopero della fame di Angelo Giacchi davanti alla Prefettura, gli immobili all’asta erano 842, il lunedì dopo erano diventati 888. Ora il sito “astegiudiziarie.it” ne annuncia ben 911, con una media di 20 immobili all’asta ogni 4-5 giorni, festivi compresi. Il trend di crescita, anche stavolta, si conferma a sfavore delle città che, da sempre, hanno fatto riferimento al Tribunale di Ragusa (Acate, Chiaramonte, Comiso, Giarratana, Monterosso, Ragusa, Santa Croce Camerina e Vittoria). Qui, rispetto all’11 novembre, si registrano 48 aste in più, di cui 28 solo a Vittoria, 4 a Comiso e11 a Ragusa.

I comuni che, fino a qualche tempo fa, facevano riferimento al Tribunale di Modica (ovvero Modica, Scicli, Pozzallo ed Ispica), registrano invece, un aumento di 11 aste.

Tuttavia, neanche il versante Modicano dimostra di stare bene. Nel settore beni mobili, infatti, si registrano 34 aste ed in questo caso, contrariamente al settore immobili, dove a versare nelle condizioni peggiori è la città di Vittoria, a piangere è soprattutto Modica. 31 su 34 le aste che interessano questa città. All’incanto soprattutto materiali provenienti da attività industriali ed artigianali: congelatori, tavoli da alimenti, macchine industriali, celle frigorifero, friggitore a due vasche, ma camion, abbigliamento e prodotti alimentari.