Cambiamento possibile? Uomini che spezzano la catena della violenza

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IL CHIARO

 

Effettuando una ricerca su un motore di ricerca, basta inserire le parole: “violenza donne” e sull’argomento viene fuori di tutto: dalle iniziative in questo giorno di memoria e sensibilizzazione, a casi specifici di donne che hanno perso addirittura la vita, la libertà, la dignità…

Varie le associazioni e le iniziative volte a sostenere le donne maltrattate o abusate.

Il loro lavoro nel territorio è di certo arduo e impegnativo anche perché tali associazioni sono ancora viste con un po’ di diffidenza dalle potenziali utenti, per paura, per tutta una serie di meccanismi subdoli che si innescano e perpetrano la violenza stessa.

E allora è bene parlarne ed è bene conoscere come si può sostenere le donne ad uscire fuori da simili atti che si consumano entro le loro stesse mura domestiche.

 

E dalla parte di chi “agisce” tali atti di violenza? La situazione è ben peggiore se consideriamo che, ad oggi, esistono pochissimi centri di ascolto e associazioni che sostengano gli autori dei maltrattamenti durante un possibile processo di “recupero”…

 

LO SCURO

 

L’ “identikit” del maltrattante è ormai chiaro: chiunque può esserlo!

Non solo, quindi, alcolista o tossicodipendente o uomo visibilmente irascibile, ma anche uomo <<per bene>>, talvolta padre di famiglia, apparentemente buon vicino, amico, collega, con una vita sociale nella norma.

Ma cosa si cela scavando più in fondo a simili comportamenti indubbiamente e indiscutibilmente biasimabili?

Dietro l’atto di violenza può nascondersi la tendenza a regredire ad un comportamento “primitivo”, infantile, in cui la soddisfazione dei bisogni è al primo posto e in cui risulta scarsa la capacità di tollerare la minima frustrazione.

Ed allora, in quei casi, l’aggressività emerge in tutte le sue sfaccettatura sotto forma di violenza fisica, psicologica, economica e secondo i suoi vari gradi di intensità, fino a divenire impetuosa, furente, in tutta la sua distruttività.

Si parla a volte di “comportamento appreso per imitazione”, di “coazione a ripetere”, ovvero di tendenza a ripetere su altri, in forma attiva, ciò che si è subito in passato in modo passivo. Insomma, come fosse un modo per lenire vecchie ferite tramite l’azione.

Ma non per forza simili comportamenti derivano sempre da vere e proprie esperienze di abuso, da aggressività subita, da comportamenti visibilmente e chiaramente appresi in famiglia, ecc. Ciò che conta nelle esperienze di vita e nel contesto in cui si cresce, sono anche i non detti, i messaggi che passano al di là di ciò che un genitore ha effettivamente comunicato al proprio figlio o, ancora, è importante come quel bambino ha potuto esprimere le sue emozioni, come è stato “contenuto” nelle sue manifestazioni di ansia, di rabbia, ecc.

Capita che, a volte, chi mette in atto comportamenti violenti chieda aiuto per interrompere tale spirale. E allora bisogna distinguere chiaramente quello che è il comportamento violento dalla persona che lo mette in atto.

Due cose ben separate, quindi, e proprio tale modo di leggere le cose, può portare a riflettere, a riconoscere l’esistenza di una problematica e, infine, a spezzare la catena che lega ad una errata modalità consueta di comportamento.

E’ necessario, quindi, sostenere ciò che di positivo e di buono ha condotto quella persona dal passato violento, a mettersi in discussione. Dall’accogliere le sue svariate emozioni (imbarazzo, paura, rabbia, scarso o fluttuante riconoscimento dei propri errori) si passa così gradualmente ad una chiarezza gradualmente maggiore, ad una presa di coscienza che progressivamente porta a “moderare” toni ed esternazioni, fino a scegliere modalità alternative alla violenza.

Infine, un messaggio rivolto ai giovani genitori, affinché dedichino più tempo ad ascoltare i loro figli, a trasmettere le giuste regole (poche ma precise), a insegnar loro come tollerare gradualmente le piccole e grandi frustrazioni o delusioni, nella certezza che ognuna di queste cose è importante e utile per crescere come persone mature e non violente.

 

 

 

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Il contenuto di questo articolo ha una valenza generica e non può sostituire valutazioni relativamente a casi specifici.

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La rubrica “ChiarOscuro” è curata dalla dott.ssa Daniela Maimone, psicologa e psicoterapeuta    www.psicologiaepsicoterapia.it

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