Modica calcio, storia di insignificanza

5

L’ultimo libro dello scrittore ceco Milan Kundera ha per titolo “La Festadell’insignificanza”. Nella presentazione dell’opera si spiega la ragione di una simile scelta letteraria: “Gettare una luce sui problemi più seri e, al tempo stesso, non pronunciare una sola frase seria, subire il fascino della realtà e, al tempo stesso, evitare ogni realismo…” Chiediamo anticipatamente scusa per l’accostamento letterario-calcistico, ma l’insignificanza ci sembra la caratteristica con la quale le parti in causa (la società rossoblu in mano al presidente Piero Cundari, e l’amministrazione comunale di Modica sempre più dominio assoluto di Ignazio Abbate, sindaco tuttofare) hanno affrontato una vicenda che, da qui al qualche settimana, porterà alla cancellazione del Modica dal panorama calcistico nazionale. Domenica 1° dicembre la squadra non si è presentata allo stadio comunale di contrada Caitina per disputare la partita con il Taormina: è stata la prima volta in campionato in 80 anni di storia calcistica modicana. La decisione è stata presa da Cundari. Il Comune non ha fatto nulla per evitare un simile smacco malgrado Abbate avesse detto più volte di avere diversi imprenditori pronti a “saldare” Cundari e a rilevare la società. Nessun rappresentante dell’amministrazione comunale ha sentito il dovere di scusarsi con la società del Taormina, presente all’esterno dello stadio, e con la terna arbitrale: questione di stile che, come si sa, non si può comprare al supermercato o coltivare nelle serre. Un altro esempio, se volete, di “insignificanza”: parlare (solo parole) di problemi – più o meno gravi -, gettare uno sguardo sulla realtà per rinchiudersi nelle proprie convinzioni senza cercare una pur minima mediazione affidandosi, magari, a persone competenti. Il “cerchio magico” di Abbate fa sapere che il calcio, in fondo, interessa poche persone e che, se il Modica calcio verrà radiato, si ricomincerà da zero. Una visione da “day after”, pur con la dovuta cautela che richiede un argomento come il calcio. Ma bisogna anche ricordare che una squadra di calcio ( o di altri sport) rappresenta la città, i suoi colori, la sua identità, il suo orgoglio. Per quei colori ci sono state persone che hanno sofferto, gioito, lavorato con passione. Tutto questo sta per essere spazzato via e non ci sarà nessun vincitore. Tutti perderanno: la città, in primo luogo, Cundari, l’amministrazione comunale e la classe imprenditoriale locale. Una sconfitta per nulla onorevole nello sport.