Operazione “Jià-Falso”: sei arresti nel ragusano

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operazione jià

operazione jiàJià, che in cinese vuol dire “falso”, è il nome dell’operazione condotta dalla squadra mobile e dall’ufficio immigrazione della questura di ragusa, con il coordinamento della dda di catania che ha scompaginato un sodalizio criminale che si occupava di  favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Sei le persone raggiunte dall’ordinanza di custodia cautelare. La particolarità sta anche nell’insolito legame tra un cittadino cinese, residente a Comiso, dai più conosciuto come Stefano, e cinque ragusani. A capo dell’organizzazione proprio il cinese, l’unico in carcere, per pericolo di fuga, considerato che già stamani è stato trovato con il mano un biglietto aereo per la Toscana. Gli altri cinque, tutti ai domiciliari, sono un ex imprenditore, ritenuto il faccendiere del gruppo, un tecnico della prevenzione dell’asp, un commerciante ambulante e due imprenditori agricoli, padre e figlio, di Comiso.
E’ stato l’ufficio immigrazione della questura ad accorgersi dell’elevato numero di cinesi provenienti da tutta Italia che presentavano domanda di rilascio del permesso di soggiorno a Ragusa. Da un primo controllo a campione della Polizia, è stato accertato che alcune pratiche erano composte da documenti falsi. Immediate le verifiche anche nelle abitazioni di chi dichiarava di ospitare cinesi come badanti o ancora di risiedere a Ragusa per ottenere il ricongiungimento familiare. L’obiettivo era quello di favorire il rilascio del ricongiungimento familiare. Affinchè ciò possa avvenire, per legge, sono necessarie alcune prerogative, tra cui una busta paga, regolari cud e 730, e una idonea unità abitativa. Il cittadino cinese, a capo dell’organizzazione, era  committente ed intermediario tra i suoi connazionali (dai quali percepiva il compenso per ciascuna pratica di 9.000 euro) ed i soggetti privati e pubblici che attestavano falsamente l’esistenza di requisiti per ottenere il rilascio al ricongiungimento. C’era poi chi curava la registrazione dei contratti di locazione presso l’Agenzia delle Entrate; così come del ritiro dei nulla osta su delega anch’essa falsa degli istanti. Ed ancora il tecnico della prevenzione in servizio presso l’A.S.P. di Ragusa effettuava false attestazioni dell’idoneità igienico-sanitaria degli alloggi, nella maggior parte dei casi senza aver mai atto i sopralluoghi previsti. Il commerciante ambulante fungeva da finto datore di lavoro e delegato al ritiro delle pratiche, ed infine padre e figlio, si occupavano di redigere falsi contratti di affitto di loro immobili, così come di contratti di lavoro; inoltre falsificavano buste paga e si occupavano di ritirare i documenti nonché i nulla osta. Centinaia le pratiche esaminate, dalle quali è emerso che vi era un sistema ben collaudato per far entrare o far permanere in Italia cittadini cinesi privi di qualsiasi titolo. Veniva falsificato di tutto, tranne il permesso di soggiorno che se rilasciato era chiaramente originale. Nel corso degli arresti di stamani, il cinese, che annotava tutto in modo molto meticoloso, avrebbe tentato di distruggere parte della documentazione, addirittura ingerendo fogli di carta.