Per chi sfilano le maschere

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Il Carnevale è finalmente finito e per Modica – non c’è che dire – è stata una gran festa: una festa nella quale ognuno ha fatto del suo meglio per risultare più fantasioso degli altri non nel trovare il modo di festeggiare, ma nell’insultare gli altri per il proprio modo di intendere la festa. La sciarada di questi giorni è stata davvero divertente, per chi sguazza volentieri nello stagno della ciancia e anzi prova un particolare gusto nel trovare il tiro più mancino per gettare un po’ di fango addosso all’avversario.
Potrà risultare dunque un po’ superfluo questo ulteriore “tiro”, ma non mi priverò del piacere di cimentarmici, sia perché non me la sento di deludere coloro i quali pensano che in questo stagno ci sguazzi volentieri un po’ anch’io (mi dichiaro immediatamente e orgogliosamente colpevole di far parte della schiera di coloro che i Censori al soldo del sindaco Abbate si augurerebbero di far tacere per sempre), sia perché credo che qualcosa di importante sia stato trascurato nella lunga contesa scatenata da queste benedette (e un po’ strabiche) luminarie di Carnevale.

Cosa anzi chi è stato trascurato, a mio avviso, è rappresentato da i destinatari veri del Carnevale e dunque di questo sforzo, coloro che a rigor di logica si sarebbe dovuto difendere in tutta questa gran polemicase non a costo di ammettere di averla fatta solo per se stessi.
E allora, proviamo a chiederci, per chi sfilano le maschere di Carnevale, o almeno per chi avrebbero dovuto sfilare, se ci fossero state? A chi è rivolta la festa di Carnevale, per chi si spendono questi soldi – siano 6 o 14 o 140 mila euro – quando si decide di spenderli?

Le risposte possibili sono tre:

– Per i turisti, come dice il sindaco Abbate, promettendo che di questi soldi ne spenderà sempre di più perché – e questo è pienamente condivisibile – il Comune ha il dovere di investire in cultura e sviluppo economico, spingendo sull’acceleratore del potenziale turistico. Ma allora non sarebbe stato meglio, anziché affittare qualche decina di mascheroni prefabbricati dalla capacità attrattiva davvero discutibile e farli installare in Corso Umberto, inventarsi qualcosa di davvero originale, autentico, affine all’identità della città, e spendere anche dieci volte tanto ma mettendo Modica nelle condizioni di competere realmente con tradizioni ben più consolidate come quelle delle vicine Avola e Chiaramonte, per non parlare di Acireale?

– Per i paesani, come invece sembra esplicitamente dichiarato dall’impostazione di questo fantomatico “Carnevale Barocco”, che di “barocco” ha avuto solo la velleità dell’ostentazione: e in tal caso le cose sarebbero certamente riuscite bene e i paesanelli – che si sono già arricriati (dal siciliano: ricreati; e un giorno di ricreazione l’anno si sa, è più che lecito)  in occasione della gara degli asinelli e di altre bucoliche distrazioni – si sarebbero certamente arricriati anche ieri sera alla sagra della salsiccia e della ricotta calda allestita in centro storico, se solo la pioggia battente non avesse fatto saltare tutto.

– Per i bambini, infine. E qui sta, a mio avviso, il punto che tutti hanno trascurato. Perché non si può in alcun modo finire per essere così presi dalla strumentalizzazione del Carnevale come pretesto di polemica politica, da dimenticare completamente che questa è una festa dei bambini e per i bambini. Perché non si può in alcun modo dimenticare che il modo in cui gli adulti si predispongono a far vivere questi momenti ai loro figli è questione di rilevanza cruciale per la loro educazione e la loro crescita. Perché c’è una differenza tra una città che mette i bambini al centro e una città che usa i bambini per attirare i grandi nel contesto di convivi paraelettoralistici. 

Non cadrò nella trappola del finto (solo in questo caso) scandalo per le spese dell’amministrazione Abbate che, per la cronaca, non sono affatto 6 mila euro ma 12 mila, perché oltre ai primi 6 impegnati per l’illuminazione azzardatamente definita “artistica” (sul sito del Comune la determina) ne sono stati impegnati altri 6 mila per le spese logistiche (sul sito del Comune la delibera). Nè trovo utile alcun tipo di confronto con i 14 mila euro spesi dall’amministrazione Buscema nel 2012.
Ma sarebbe al contrario certamente utile, per valutare oggettivamente, con buon senso e intelligenza, l’entità di queste somme, chiedersi in entrambe i casi cosa hanno portato, cosa lasceranno e a chi: sarebbe utile per chiedersi come spenderle in futuro, fossero anche – appunto – dieci volte tanto.
Solo per il gusto della memoria storica (e una memoria che nel mio caso dichiaro essere certamente un pochino di parte, per rasserenare il Censore), basterà dire che il Carnevale dei bambini dal 2009 al 2013 è stato quello del progetto “Nel solco della tradizione” e tutti hanno ben stampata, viva e colorata, negli occhi e nel cuore, la bellezza delle sfilate organizzate dalle scuole: sfilate con uno sfondo narrativo – quello di Pinocchio, Peter Pan, Alice nel Paese delle Meraviglie -, sfilate a cui centinaia di bambini lavoravano non per ore, non per giorni, ma per mesi interi insieme ai loro genitori, ai loro insegnanti, agli scout, a tutti coloro che – volontariamente e gratuitamente – avevano voglia di partecipare non ad un evento ma ad un percorso.

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E solo per dovere di cronaca sarà il caso di dire – circostanza di cui molti insegnanti sono rimasti al dir poco allibiti quest’anno – che il Comune avrebbe tentato di fare la stessa cosa limitandosi a mandare poco meno di un mese fa una circolare alle scuole per invitarle a realizzare dei carri, per i quali sarebbe stato messo in palio un premio: saltando, cioè, tutta la parte degli incontri, dei discorsi, dell’immaginazione, delle letture, della comprensione, della costruzione. Saltando, in una parola, la partecipazione. Che per i bambini vuol dire educazione. 

 

Risultato: i carri non ci sono stati, ma ci sono state le luminarie e la salsiccia; i bambini hanno perso il gusto impagabile di lavorare con le loro mani al loro abitino, alla maschera, alla favola, ma hanno giocato per un paio d’ore con i trampolieri; una cifra che oscilla tra i 10 e i 15 mila euro è stata spesa ugualmente, non per la grande sfida di un Carnevale che fosse veramente della città e dei suoi bambini, ma semplicemente per comprare un gigantesco giocattolo di plastica; e Modica ha smesso di essere una città che crede nei percorsi condivisi, per trasformarsi (di nuovo!) in una città che si accontenta degli eventi subiti; ha smesso di essere una città per i cittadini di oggi e soprattutto di domani, per trasformarsi sempre più in una città per gli elettori, naturalmente quelli di una parte sola.