Sapete cosa vuol dire “vigilare” per un sindaco?

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Amministrare una azienda privata o  un ente pubblico che sia, richiede  una importantissima qualità, preziosa più di ogni altra: la capacità di essere vigili. Non serve saper essere ottimi imbonitori di folla,  abili contorsionisti contabili o pseudo capipopolo, occorre possedere la rara capacità di saper  prevedere con largo anticipo le possibili conseguenze di una scelta operata in precedenza, sapendo cogliere per tempo pericoli o errori e correggere subito il tiro. Non saper vigilare, oltre ad essere addirittura un reato perseguibile penalmente (è l’ipotesi della culpa in vigilando), può anche rivelarsi una seria iattura soprattutto quando la si confonde con la disattenzione. E’ questa la colpa grave di cui si è macchiato di recente il nostro Sindaco che, rapito dal suo ruolo incontrastato di primo cittadino per mancanza di una opposizione numericamente e qualitativamente  rilevante e per  l’abbondanza, di contro, di adulatori dell’ultima ora, ha difettato nella capacità critica di comprendere a cosa avrebbe portato tutto questo sperpero di denaro pubblico. Se durante la campagna elettorale, onore al merito, bisogna dare atto ad  Abbate di aver saputo interpretare quel ruolo esatto che i modicani si attendevano da un candidato sindaco effettuando da una parte promesse  di dubbia realizzabilità e dall’altra incarnando il ruolo del politico verginello, adesso ha completamente toppato nel sapere interpretare quello di primo cittadino. I modicani non sono fessi, forse troppo accomodanti, alcuni di loro, per fortuna una sparuta parte,  per trarne ipotetici vantaggi personali , sono anche opportunisti ma certamente non cretini. Sanno valutare bene. Non dimentichiamo che i modicani furono quelli che optarono per quella coalizione “Mpa-centrodestra e Pd” che allora suscitò scalpore mentre c oggi invece sarebbe  assolutamente ordinaria, a danno del vincente e carismatico Giovanni Scuccess, pur di dare una lezione a certi leader politici che al tempo di umiltà ne avevano davvero pochina. E così, al pari di Nerone che mentre Roma bruciava, suonando la lira ,cantava le gesta della guerra di Troia, il Sindaco Abbate, in piena crisi finanziaria, in piena recessione economica nazionale ed europea, piuttosto che concentrare le proprie energie per progetti lungimiranti, quali ad esempio,  “l’opportunità di rilanciare una propria candidatura autorevole per guidare il nuovo Libero Consorzio del Val di Noto” come afferma il Prof. Barone in un suo recente post, prosegue indomito negli unilaterali comunicati stampa, redatti per la maggior parte non dall’organo ufficiale del Comune, vale a dire l’ufficio stampa, ma dalla sua portavoce, cercando di imbonire i modicani. In pieno clima arroventato  in città  per le luminarie di carnevale  e per la sparizione dei 2 milioni di euro, il Sindaco piuttosto che mostrare segni di ravvedimento, ha continuato a deliziare i suoi concittadini con la comunicazione delle sue intraprese: buoni libro per tutti, bandi di gara per il miglioramento della viabilità ed ancora, fondi per le imprese. Una vera e propria ostentazione del suo potere che, pare volerci comunicare, non sente minimamente scalfito dalle critiche e dalle contestazioni. Fossero anche a furori di popolo come le ultime scorse. Una sorta di ostentazione del potere che però, a giudicare ad esempio  dalla  sua dichiarazione “Di queste spese (n.d.r le luminarie carnescialesche) ne faremo sempre di più” pare voglia essere come una ostentazione della propria  superiorità rispetto a tutte le regole, morali e  sociali. In sostanza l’ostentazione del proprio arbitrio. Alcune volte, osservando attentamente postura, dichiarazioni e scelte politiche, non pare che egli agisca in tal modo per  ottenere dei vantaggi elettorali, cosa deplorevole ma in fin dei conti anche comprensibile. Agisce così a nostro giudizio per mostrare ai suoi oppositori, e soprattutto ai suoi, la sua forza, il potere di ottenere ciò he vuole. E’ una azione, la sua, rivolta ai suoi concittadini  a cui vuol dimostrare  di essere onnipotente. Un despota di cui si deve aver paura. Questa sua tendenza alla prepotenza ed alla altezzosità politiche che lo portano  ad essere troppo autoritario, anche con i collaboratori più stretti,  suscita ovviamente giorno dopo giorno  risentimento e rancore poiché a nessun padre  di famiglia piace essere redarguito, magari senza motivazioni obiettive. Occorrerebbe che qualcuno facesse comprendere al primo cittadino, ma anche alla Giunta che del primo cittadino è il  braccio operativo, che oggi  Modica, dopo la fase dell’inebriamento e della vana speranza, vive quella della consapevolezza.  La grave situazione economica, che viviamo in gran parte di noi, ormai ha fatto scattare la capacità di separarci dai desideri che proviamo, soprattutto quelli più voluttuari e per quanto questi siano inebrianti, ci ha fatto riaffiorare la capacità di dire di no. No ad un capo nuovo firmato, no ad un paio di scarpe nuove, no ad un viaggio, magari anche ad una cena fuori con amici. Ci sono bisogni ben più impellenti. Questo i modicani lo hanno compreso bene. Il suo primo cittadino forse no. Sarà certamente a causa del  lauto compenso che il Sindaco  percepisce da novembre mentre i suoi collaboratori lavorano alacremente (almeno questo fanno capire) ma a titolo assolutamente gratuito, che ha difficoltà ad immaginare una città più sobria e di sostanza. Non si illuda il Sindaco che la fila dietro il suo ufficio di gabinetto  si concretizzerà  anche in consenso elettorale. Altri hanno già commesso questo altro errore di supponenza,. Ogni giorno che passa diventano sempre più numerose le persone consapevoli che il vivere sociale ha bisogno di principi morali chiari, di disciplina  e di rigore. Con se stessi con gli altri. La commissione di vigilanza docet!!!!