Mondiali 2014: perché Cesare Prandelli ha dato le dimissioni

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Secondo la Gazzetta dello Sport, l’addio del CT Azzurro è dipeso, dopo la bruttissima sconfitta contro l’Uruguay, dalle critiche negli spogliatoi degli juventini e di De Rossi, cioè quelli che vengono considerati e definiti i “senatori” della squadra. Un uomo, un allenatore, come Prandelli, che non ha mai guardato con ossessione al risultato, non si dimette per un’eliminazione. E allora perché?

Stando alla Gazzetta, il patto tecnico e morale tra c.t. e squadra, firmato dopo la bruciante eliminazione dal mondiale sudafricano, ha retto per un po’. E del resto, la piena condivisione delle regole e la grande empatia tra allenatore e squadra hanno portato l’Italia ha togliersi grandi soddisfazioni a livello europeo (con il secondo posto a Euro 2012, perdendo solo la finale, per 4 a 0 contro la Spagna).

La scelta di Mangaratiba come quartier  generale e ritiro in Brasile e la convocazione di Cassano, invece, sono state le scelte di Prandelli non condivise dallo zoccolo duro dello spogliatoio.
Ecco la ricostruzione e i retroscena dell’addio del CT:

Poi qualcosa anzi molto è cambiato, generando malcontento: convocazioni, Balotelli, scelta del quartier generale in Brasile, modulo di gioco. Le qualificazioni mondiali sono cominciate senza Cassano, cha a Euro ’12 aveva infastidito i senatori con una serie di comportamenti disallineati. Ma fuori gioco Pepito Rossi ed El Shaarawy, altalenante Insigne, a un certo punto Prandelli si convince che, come opzione di classe, il meglio è Cassano. Il c.t. scommette forte anche su Balotelli. E…

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E qui il VIDEO del suo irrevocabile addio: