Il piccolo miracolo di Louie, Lamin e Sabidou. Da profughi a promesse del Modica Calcio

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Sono arrivati tra mille peripezie in Libia, sono stati messi su di un barcone e spediti verso l’ignoto. Mentre venivano sballottati dalle onde e picchiati dai loro aguzzini, continuavano sempre a sognare l’Italia e il pallone. Sognavano, come milioni di ragazzini africani, di diventare i nuovi Essien o Drogba.
Sognavano, e sognano ancora, di diventare calciatori professionisti lasciandosi alle spalle il loro passato. Sono sbarcati ad Augusta nel mese di febbraio insieme ad altre centinaia di disperati. Da lì sono stati trasferiti in una casa di Modica per minorenni non accompagnati, gestita dalla Cooperativa la Forza della Vita di Nicola Bosurgi e Graziella Pisana. Studiano l’italiano e giocano a calcio nel cortile della casa, così trascorrono le loro giornate.

L’occasione che li può fare svoltare arriva nel mese di aprile. Il Modica Calcio, tramite l’assessorato allo sport di Palazzo San Domenico, organizza un’amichevole alla quale fa partecipare i 10 ragazzi ospiti della struttura.
Dona loro tutto il kit da gara, dalle scarpette alle maglie, e gli regala un pomeriggio da ricordare.

Al termine della partita ecco il “piccolo miracolo sportivo”. Il presidente Bellia, il suo vice Failla e i tecnici Schiavo e Filicetti parlano tra di loro. Sono rimasti colpiti dalla personalità e dalle doti tecnico-atletiche di tre di loro. Un difensore, un centrocampista ed un attaccante.
A loro viene offerto un contratto per la prossima stagione e la possibilità di entrare ufficialmente nel mondo del calcio italiano. La gioia dei loro occhi è difficilmente spiegabile a parole, per un attimo hanno dimenticato tutto. E poco importa che non stiamo parlando di Inter o Milan, da quel giorno sono dei calciatori a tutti gli effetti come hanno sempre sognato. Sui loro profili facebook compaiono le prime foto in maglia rossoblù, arrivano complimenti da ogni parte del mondo, dai loro amici sparsi per il globo. Chi può si mette in contatto con la famiglia, dall’altra parte del telefono solo lacrime di gioia da parte di chi sta vedendo nel figlio la possibilità di una vita più dignitosa.

Dal giorno dell’amichevole nella testa di Louie, Lamin e Sabidou c’è un solo pensiero, il ritiro che alla fine di luglio darà il via alla nuova stagione del Modica Calcio. Il più carismatico, il leader naturale è Louie Gomez, classe 1998, originario della Guinea Bissau. Scappato piccolissimo dal suo paese per sfuggire agli orrori della guerra, è andato a vivere in Gambia. Anche qui però le cose non sono andate bene ed è stato costretto ad abbandonare la madre ed i fratelli scappando verso l’ignoto.
In Gambia ha conosciuto Lamin Nije Cham, un difensore roccioso del 1999 che ci tiene ad essere chiamato Virgilio, come è stato chiamato appena sbarcato ad Augusta. I due si incontrano da avversari in un campo di calcio gambiese, vince Gomez per 4-1.

Nessuno dei due avrebbe potuto immaginare che da lì a qualche mese si sarebbero rivisti su di un barcone di disperati tra le onde del Mediterraneo. Il terzo è Sabidou Trawally, anche lui del 1998. Attaccante esterno dalla grande corsa, molto taciturno e riservato, ha impressionato per le sue doti atletiche. Dal giorno dell’amichevole sono diventati nel loro piccolo dei personaggi, simbolo di un’integrazione difficile ma non impossibile. Tutti sono scappati da qualcosa. Louie è scappato dalla guerra, Virgilio da un presidente vendicativo che non ha perdonato a sua madre di aver girato con il telefonino un video dove si mostravano le contestazioni del popolo al suo operato, Sabidou da un patrigno violento che lo picchiava in continuazione e che una sera lo stava quasi per uccidere.

Oggi sono felici grazie ad un pallone che rotola e alla sensibilità del Modica Calcio. “Ringraziamo sempre Dio per l’opportunità che ci ha offerto” sono le parole di Gomez “dimostreremo a tutti quanto siamo bravi. Ci stiamo allenando ogni giorno per arrivare pronti all’inizio del ritiro. Vogliamo portare il Modica alla vittoria del campionato, vogliamo diventare calciatori professionisti e regalare un po’ di gioia anche alle nostre famiglie”. “Quando ho raccontato a mia madre la novità” prosegue Virgilio “si è messa a piangere per la felicità. Lei vive in Alaska e ci sentiamo ogni volta che possiamo. Mi ha detto di essere forte e di continuare a credere nelle mie possibilità. In Gambia ci sono tanti nostri ex compagni di squadra che sono forti e che vorrebbero seguire il nostro esempio dopo aver visto le foto su facebook. Purtroppo non è facile arrivare fin qua”.

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Si limita ad annuire Sabidou, il cui inglese non gli permette per ora di esprimersi bene. Cerca sempre con gli occhi Louie per farsi tradurre i pensieri. Come dicevamo è lui il leader, fuori e dentro il campo. Un centrocampista di manovra, come si dice nel calcio moderno. Usa entrambi i piedi ed ha un’ottima visione di gioco. Ha colpito l’attenzione di capitan Filicetti che su di lui vorrebbe imperniare il prossimo centrocampo rossoblù. “Il mio idolo è Michael Ballack e la mia squadra del cuore è il Chelsea. Ancora in Italia non ho deciso per chi tifare, anche se ormai la squadra che ho sempre in mente è il Modica”. Purtroppo nel calcio non mancano episodi di razzismo, come la banana lanciata a Dani Alves qualche mese fa o a Costant del Milan poco dopo.

Loro sono consapevoli del mondo in cui stanno entrando? “Purtroppo si” risponde Virgilio. “Lo sappiamo ma non gli diamo peso. Come dappertutto ci sono persone buone e altre cattive. Noi pensiamo solo a giocare, a dare il meglio per il Modica. Solo una persona ha commentato su facebook negativamente il nostro ingaggio nella squadra solo perché eravamo africani. Cercheremo di lavorare per convincere anche questo tifoso a venire a supportarci. Per il resto davvero non ci interessa di nulla, il nostro unico pensiero è il pallone”.

Che cosa vi ricordate del vostro viaggio per arrivare in Italia? “Guardavamo l’Italia da lontano e sognavamo di venirci per restare. Abbiamo attraversato il Senegal, il Mali, il Burkina Faso, il Niger fino ad arrivare in Libia. Chi ha aspettato un mese, chi due, chi tre e siamo stati messi sul barcone. Purtroppo nel periodo trascorso in Libia abbiamo assistito ad episodi terrificanti. Persone che venivano uccise a sangue freddo solo per rubargli le scarpe. Io in particolare”, parla Gomez: “ricordo di essere stato picchiato violentemente sulla schiena solo perché stavo cercando di salvare un ragazzo che era caduto in mare dalla barca. Neanche gli animali vengono trattati come siamo stati trattati noi. Per fortuna tutto questo appartiene, adesso, al passato”.
Ovvio immaginare che abbiano anche dei rimpianti e manchi loro qualcosa nella vita modicana che hanno iniziato. “Naturale che ci manchino gli affetti che abbiamo lasciato, le nostre famiglie ed i nostri amici. Ma ora siamo contenti qua e ci sentiamo un po’ italiani”. “Qualcosa c’è in effetti che ci manca” a parlare è Virgilio “ed è il cibo africano. Il riso e le zuppe in particolare anche se qui a Modica si mangia davvero bene“.

Tornerete in futuro nel vostro Paese? “Sicuramente si, ma da turisti. Speriamo da calciatori famosi in vacanza perché non vogliamo più tornare a vivere là. Un giorno racconteremo ai nostri figli da dove siamo venuti ed i sacrifici che abbiamo fatto per essere arrivati fin qui. Dovranno sapere quali sono le loro radici. Vorremmo invece portare qua i nostri cari che sono rimasti in Africa a soffrire. Il nostro augurio è che tramite il calcio possiamo salvare la vita di tutti loro“.