Chiude in casa la ex fidanzata per picchiarla e violentarla. Arrestato un rumeno a Comiso

0

Ancora una volta una donna vittima della violenza di un ex compagno: la Polizia di Comiso ha arrestato un rumeno che aveva abusato della sua ex compagna.

Ecco i dettagli nel comunicato stampa del Commissariato:

Gli agenti del Commissariato di PS di Comiso hanno tratto in arresto il rumeno Aurel Oprea, nato a Bacau, in Romania in data 04.12.1957.
Una donna rintracciata in ospedale ha raccontato agli uomini della Polizia una mattinata d’inferno appena trascorsa.
Dalla ricostruzione dei fatti avvenuta nelle ore successive in Commissariato è venuto fuori un racconto particolarmente cruento che ha permesso agli investigatori di trovare però elementi utili alla ricostruzione di quanto avvenuto e ha potuto permettere di porre fine alla storia arrestando l’uomo.
La donna una quarantenne rumena ha riferito che due anni fa mentre lavorava in un ristorante in Romania ed esattamente a Constanza sul Mar Nero aveva conosciuto Oprea, che lavorava nello stesso locale; aveva iniziato una amicizia che pian piano era diventata una vera e propria storia sentimentale.
Dopo circa un anno, considerato che il lavoro in Romania stava finendo, aveva chiesto ad alcuni parenti che abitavano in Italia e precisamente a Comiso, se vi era la possibilità di trovare un lavoro. I parenti pagarono il viaggio e la donna si trasferii in Italia per lavorare come badante a Comiso.
Successivamente Oprea la raggiunse a Comiso e iniziò a lavorare pure lui. In Italia la relazione si era interrotta, ma pur non avendo più una storia d’amore decisero entrambi di condividere assieme una casa per dividere le spese.
Inizialmente lui faceva qualche giorno di lavoro e divideva in piccola parte le spese d’affitto e quant’altro, ma dopo non un pò di tempo non lavorò più preferendo rimanere a casa a bere e a fumare e ad essere mantenuto dalla donna; la donna a quel punto decise di lasciare la casa a Comiso e andò a lavorare, i primi di gennaio del 2014, come badante da una signora anziana di Comiso, che oltre a pagare le giornate di lavoro, le offrì anche un tetto. A questo punto Oprea, non avendo più chi lo manteneva, iniziò ad andare fuori di testa.
Nel racconto della donna da adesso iniziano le notizie circa le violenze psicologiche che era stata costretta a subire: spesso il rumeno la perseguitava e la minacciava di morte se non avesse continuato a mantenerlo. Sovente anche se non avanzava pretese che tornasse con lui, le chiedeva soldi per bere, fumare, pagare l’affitto, comunque per vivere; lui continuava a oziare e a non lavorare e la tempestava di messaggi di morte nei miei confronti e anche dei miei familiari.
Ieri alle ore 8.30 di mattino, nell’unica giornata libera della donna, l’epilogo della vicenda: la quarantenne usciva dall’abitazione dell’anziana ma Oprea, che la attendeva all’esterno, la affiancava appiedato e la trascinava verso di lui dicendole che se non avesse accettato di andare con lui avrebbe ucciso tutti i suoi parenti.
La donna molto spaventata e oserei dire terrorizzata, era costretta a seguirlo fino ad una abitazione da lui al momento occupata.
Intorno le ore 09,00, sono entrati in casa e immediatamente Oprea chiudeva la porta con un chiavistello interno, per impedirle di uscire.
Oprea le chiedeva prima se avesse voluto un caffè e alla risposta negativa, si arrabbiava e iniziava a picchiarla con schiaffi e pugni al volto e in altre parti del corpo, poi le sfilava il vestito, il reggiseno e le mutande, lasciandola praticamente nuda. Lo stesso la prendeva con forza e la buttava su un letto dicendole che voleva fare l’amore; la donna spaventatissima piangendo a dirotto si opponeva resistenza con tutte le forze.
Vari sono stati i tentativi di violenza narrati dalla donna e svoltisi nel corso della mattinata, nel corso della quale lui la controllava costantemente e ovviamente le impediva di chiedere aiuto.
In un momento di distrazione in cui l’uomo si sedeva e riprendeva a bere alcolici e a fumare, si era fatta intanto l’ora di pranzo, la donna chiedeva del ghiaccio perché aveva il viso tumefatto e pieno di sangue, l’uomo accondiscendeva alla richiesta di prenderle il ghiaccio e la vittima, che aveva notato il suo cellulare squillare, riusciva a rispondere alla telefonata della nipote, che nel frattempo si era allarmata non vedendo tornare a casa come di consueto la zia; di fatto la donna non rispondeva per non farsi vedere, ma lasciava aperta la telefonata affinché la nipote potesse sentire quello che stava accadendo.
Grazie al fatto che la donna aveva avuto la freddezza di lasciare il telefono aperto la nipote aveva intuito quanto stesse accadendo e ha allertato il fratello, il quale sapendo che la casa di Aurel si trovava vicino Corso Umberto, cominciava a cercarla.
Dopo qualche minuto sopraggiungeva alla vittima un’altra telefonata al cellulare ma Oprea, questa volta accorgendosi della chiamata, le strappava il telefono dalle mani; a quel punto la donna sfruttando ancora una volta la distrazione dell’aguzzino riusciva a scappare togliendo il chiavistello dalla porta e andando fuori, ove nei pressi di una strada adiacente, trovava il cognato e i nipoti e con quest’ultimi, si recava in Ospedale.
I Medici del locale Pronto Soccorso, si prodigavano a darle le prime cure.
In attesa del rilascio del verbale di pronto soccorso, giungeva una Volante del Commissariato di P.S. e, agli Agenti di Polizia, raccontava le vicissitudini vissute permettendo ai Poliziotti di rintracciare Oprea e condurlo in Commissariato.
Lì, dopo una attenta ricostruzione dei fatti e con il conforto del referto medico che evidenziava segni delle violenze dichiarate dalla donna, l’uomo veniva tratto in arresto della violazione p. e p. dall’art. 609 bis con l’aggravante previsto dall’art. 609 ter p. 4 c.p., per aver costretto una donna a subire atti sessuali picchiandola ripetutamente;
della violazione p. e p. dall’art. 605 c.p. per aver costretto la stessa donna a rimanere all’interno di una stanza chiusa dalle ore 09,00 alle ore 13,00 circa, privandola della libertà personale ed impedendole qualsiasi comunicazione con l’esterno.
Su disposizione del PM di turno, dr Rota, l’uomo è stato condotto in carcere a Ragusa.