Siete abbastanza vecchi per aver fatto almeno uno di questi gesti?

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Alzare il vetro del finestrino a mano

A tutti i ragusani: alzi la mano chi non ha mai fatto alcune delle cose qui ben descritte dalla redazione di www.autoblog.it.

Tipo: armeggiare nervosamente con una cartina stradale nelle stretto abitacolo della propria auto.
Tirare su l’antenna della radio sul tettuccio della macchina prima di mettersi in marcia.
E soprattutto: riavvolgere con una penna Bic – o con la matita per gli occhi della vostra compagna – il nastro della musicassetta preferita che si è sfilato dalla plastica.

Bene. Chi ha alzato la mano sappia di appartenere – e non è detto che sia una iattura – a un’epoca andata. Passata. Anni ’80/90, per intenderci (quindi i conti sull’età vengono facili e fateveli da soli).

Insomma, ci sono certi gesti che un tempo ci erano familiari ed erano diventate abitudini quotidiane in auto, delle quali non ci rendevamo neppure conto.
Così come non ci siamo accorti che essi, insieme con molti altri, non fanno più parte della nostra vita. Divenuti pian piano rari e poi scomparsi perché sono cambiati i mezzi che utilizziamo, perché sono aumentate le norme di sicurezza, perché la tecnologia ha soppiantato buona parte degli antichi strumenti. Perché – e perdonateci, se battiamo sempre sullo stesso tasto – sono passati anni.

E tra le “mille” comodità di oggi (via, diciamolo con quel legittimo pizzico di malinconia per qualcosa che non tornerà) c’è pure quella di poter telefonare da dentro l’auto (ovviamente usando il vivavoce bluetooth integrato in macchina, oppure mandare un sms, ma solo quando non si è alla guida).
La famosa (ancor oggi) frase: “Sono in ritardo, arrivo tra 10 minuti”, solo 20 anni fa poteva diventare davvero ardua: serviva infatti trovare una cabina telefonica, fermarsi e chiamare.

A proposito, su ordinanza dell’Authority per le comunicazioni, la Telecom nel 2010 aveva lanciato una colossale campagna di rottamazione di quelli che considera ormai inutili scheletri di ferro, certificando della fine di un’epoca.
E oggi, anche quei parallelepipedi di vetro, sono un lontano ricordo per alcune generazioni di ragusani, quelli che tanto per intenderci, facevano la fila d’estate nelle località della costa iblea, per telefonare insieme alla mamma, al papà che era rimasto in città a lavorare.