Espulsioni, insinuazioni e vie legali: la guerra intestina dell’Udc modicano

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Udiccini ed ex udicinni modicani continuano a litigare sulla fuoriuscita dal partito dalla coalizione che sostiene Ignazio Abbate, ma proprio il sindaco da questa polemica continua a non lasciarsi scalfire.

Intanto, dopo che l’assessore Rita Floridia ha accusato il partito dello scudo crociato di essere “poco democratico” per essere nei fatti stata espulsa, il consigliere Lorenzo Giannone, con cui in questa fase condivide le scelte e le sorti politiche, commenta: “Rimango nell’Udc fino a quando non avrò e un confronto con i vertici del partito, compreso il segretario regionale, il quale deve sapere come effettivamente sono avvenuti i fatti della mia presunta espulsione dal partito”.

Giannone peraltro pone per primo ufficialmente una questione che certamente sarà discussa nelle prossime settimane: “Non sappiamo se l’attuale presidente del Consiglio comunale Garaffa condivide ciò che è accaduto e se, dato che il partito ha deciso di uscire fuori dalla maggioranza, per onestà intellettuale e coerenza politica dovrebbe dimettersi“.

Ma a tutte le accuse di Floridia e Giannone, il coordinatore cittadino dell’Udc Giuseppe Rizzone risponde: “È Abbate che deve ricordarsi di essere sindaco solo grazie al nostro appoggio. Aveva forse in mente di esautorarci e prendersi il partito? Avrebbe potuto farlo in modo leale e lineare, dato che presto o tardi si sarebbe arrivati a un congresso nel contesto del quale lui avrebbe potuto fare la sua parte.
Invece ha preferito snobbarci e addirittura fare campagna acquisti, come se non fossimo nella stessa coalizione. Si è dimostrato inaffidabile, come inaffidabili si sono dimostrati Floridia e Giannone, con il loro voltafaccia”.

All’assessore Rita Floridia, in particolare, Rizzone dice: “Ci ha accusato di avere interessi particolari che ci avrebbero spinti a uscire. Pretendiamo che dica chiaramente quali sarebbero questi interessi, altrimenti percorreremo le vie legali. Da assessore si è sempre rifiutato di accettare i nostri inviti, di coinvolgerci nell’azione politica, anche solo di informarci di ciò che faceva e che si decideva al Comune. Allo stesso modo il sindaco non ha mai risposto alle nostre innumerevoli richieste di incontro. Questi atteggiamenti hanno calpestato la nostra dignità e reso inevitabile la nostra decisione“.

 

[Fonte: La Sicilia]