Fic&Pic sbancano in Sicilia. Più che un film “Andiamo a quel paese” è una festa

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Chiamatelo, se vi pare, “effetto Montalbano”: quel sentimento misto tra sano orgoglio e (un po’ di) autorefernzialità, che spinge i siciliani a vedere e rivedere le puntate del Commissario televisivo fino a farne il re dell’audience.
Oppure, se vi pare, chiamatela “voglia di una sana risata”. E Dio solo sa quanto ce ne sia bisogno, di questi tempi.

Da cosa dipenda è abbastanza difficile dire. Sta di fatto che sull’Isola, come forse nemmeno gli stessi protagonisti osavano sperare, il nuovo film di Ficarra e Picone (FIC&PIC, per gli amici…), Andiamo a quel paese, sta letteralmente sbancando.
Sì, fa il pienone in tutte le sale.

A Palermo, dove – come riporta La Repubblica – la pellicola è programmata contemporaneamente in otto sale cittadine, con punte di ben 36 proiezioni giornaliere durante il fine settimana.
E i dati ufficiali dei botteghini, pubblicai da Cinetel, dicono che nella settimana tra il 10/11/2014 e il 16/11/2014 la classifica nazionale vede in testa il colossal Interstellar (Americani: incasso di 3.421.975 euro per 514.670 presenze), tallonato proprio dal duo comico siciliano: incasso di 2.715.274 euro per 447.156 biglietti staccati.

Tra le città italiane più “stregate” dal film, Palermo risulta avere il botteghino più forte, con ben 73.970 biglietti, poi Roma con 39.687 tagliandi e terza, a sorpresa, un’altra città siciliana, Messina con 21.660 biglietti staccati (probabilmente anche per la presenza di Nino Frassica tra gli attori).

Ma anche la provincia iblea non scherza, quando si tratta di premiare la contagiosa e mai volgare comicità di Salvo e Valentino.
C’è di buono, infatti, che il campione italiano di incassi della stagione non ha nulla a che vedere con certi film allineati a questo per numeri, ma per stile al pessimo gusto dei “cinepanettoni”: quella di Ficarra e Picone è una godibilissima commedia all’italiana che – senza cadere in facili ammiccamenti e senza scadere in squallide derive che pure il cinema nazionalpopolare ha sin troppo frequentato negli ultimi anni – riesce a far ridere di gusto e allo stesso tempo (banale ma vero) a far riflettere sulle pubbliche virtù e i privati vizi dell’italiano medio.

Una scelta apprezzata e premiata dal pubblico. Come detto, anche da quello ibleo: al Cineplex di Ragusa, per esempio, il film viene proiettato in più di una sala e, nel week end scorso, con ben cinque turnazioni d’orario: dalle 15.20 alle 22.40.

Al Nuovo Cineteatro Aurora di Modica, baluardo del buon cinema modicano, stessa scena: “Sabato e domenica su sei proiezioni, ben cinque hanno registrato il tutto esaurito”, dicono i giovani gestori. “Siamo ovviamente soddisfatti della scelta. Anche perché si tratta di un prodotto italiano, di qualità, che diverte – in modo sano e senza cadute di stile – grandi e piccini: un vero sostegno per il cinema”.

Mentre a Pachino, Pozzallo e Ispica, nelle rispettive sale, Andiamo a quel Paese è l’unico film in programmazione. Forse anche perché vi si riversano tanti rosolinesi che, dopo aver assistito alle scene dal vivo, non godono purtroppo del piacere di rivedere la propria città sullo schermo, per la mancanza di una sala in città (desiderata da molti, aperta da nessuno). E da anni sono abituati (e costretti) a dover andare a Ispica, Pozzallo per vedere un film. (Succederà la stessa cosa a Scicli, quando l’8 gennaio andrà in scena Italo?).

Con queste premesse, potrebbe anche succedere che Andiamo a quel paese, film dedicato alla crisi, può rappresentare la svolta anticrisi per gli esercenti.
Di sicuro, finora – e chissà ancora per quanti week end – proprio come hanno scritto Ficarra e Picone sulla loro pagina Facebook:”Ohhhh, vi avevamo detto di andare a quel paese, ma siete stati così tanti che il paese è diventato una città!!! Grazieeee”