“Ripulite quei canali di scolo”: in Prefettura la protesta silenziosa dei residenti della Marza

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È un problema che si trascina da anni, quello degli allagamenti alla Marza, in territorio di Ispica, dovuti alla mancata pulizia dei canali di scolo. I residenti da tempo hanno costituito il “Consorzio di volontari sulle saie della Marza” e insieme cercano di sistemare e pulire quello che possono e che riescono, ma la stanchezza e l’esasperazione si fanno sentire e ieri la rappresentante, Silvana Biccego, è tornata a protestare silenziosamente davanti alla Prefettura di Ragusa.

“Denunciamo una totale indifferenza istituzionale al problema” ha dichiarato. “Sono sei anni che chiediamo al sindaco di Ispica di assumersi le sue responsabilità e non abbiamo mai ottenuto niente, quindi adesso abbiamo deciso di chiedere anche l’intervento di Sua Eccellenza il Prefetto”.

I canali in questione erano comunali, ma dopo che, nel ’93, sono stati aboliti i consorzi comunali, l’onere della pulizia è stato demandato ai privati, sotto la vigilanza del Comune. Da quel momento, però, non è più stato fatto nulla e ogni volta che piove si verificano gravissimi allagamenti, documentati, negli anni, da diverse foto.

Sono più di 500 le abitazioni interessate e in molte di queste l’acqua ha raggiunto il mezzo metro di altezza. Il 2011, in particolare, è stato l’annus horribilis con le case allagate per tre mesi consecutivamente, nel periodo delle piogge, poiché il canale non riusciva a far defluire i liquidi in mare. Colpite anche diverse aziende, che avrebbero perso tutto il raccolto.

Inutili, finora, le denunce alla Procura della Repubblica.
“Il sindaco Rustico continua Biccego: “ha sempre detto che si sarebbe dato da fare, ma non ha mai fatto niente. Ci sono stati alcuni sopralluoghi e tutti conoscono bene l’emergenza, ma poi sono arrivati anche a negarne la competenza. Si arrampicano sugli specchi, per questo chiediamo al Prefetto di prendere in mano la situazione. Con  il Prefetto Vardè abbiamo già avuto due incontri, ad agosto e settembre, ma non si è ancora risolto nulla. E adesso staremo qui, con la nostra protesta silenziosa, finché sarà necessario”.